Tutti con Nuti

"Ce l'abbiamo fatta senza l'aiuto di nessuno, se non quello più prezioso dei familiari e degli amici che non lo dimenticano, soprattutto grazie al sorriso di Francesco", dice Mario Canale. Che racconta l'attore/regista in un doc
5 Novembre 2010
Tutti con Nuti

“Dopo l’insuccesso di Occhio Pinocchio Francesco è entrato in una crisi profonda che nemmeno i suoi lavori successivi sono riusciti ad attenuare, a poco a poco è sparito preso dalla depressione e dai tentativi di cancellarla. Finché alla fine del 2006 un grave incidente ha quasi cancellato lui. Una caduta dalle scale di casa lo ha tenuto in coma per circa due anni e con lui sono quasi spariti anche i suoi film, non è un caso che solo pochi e solo recentemente siano usciti in dvd e che raramente vengano proiettati in tv”. Anche per questo, per controbattere questo “tipico caso italiano di perdita della memoria”, Mario Canale ha deciso di realizzare Francesco Nuti… e vengo da lontano, documentario sull’attore e regista toscano che oggi pomeriggio viene presentato come Evento Speciale al Festival di Roma.
“Abbiamo voluto parlare di Francesco, raccontarlo nei suoi momenti più felici e creativi soprattutto quando era sul set, magari alle prese con una scena difficile e complessa di quelle che piacevano a lui e che riusciva sempre a risolvere come in una specie di sfida – dice ancora Mario Canale -. Raccontare la sua passione per la musica e le canzoni che lo hanno portato fino al palcoscenico di Sanremo e raccontare anche il suo rapporto con la ‘donna’ quel suo ‘sentimentalismo’, quelle sue storie d’amore piene di complicazioni e quell’aria tra lo strafottente e lo smarrito che lo aveva fatto definire dalla critica ‘il malincomico’”.
Ideato dallo stesso Canale insieme ad Annarosa Morri e prodotto dalla Orme Sas, il documentario ospita gli interventi di moltissimi colleghi/amici di Nuti, dal fraterno Giovanni Veronesi a Carlo Verdone, da Leonardo Pieraccioni ad Alessandro Benvenuti (con il quale, insieme ad Athina Cenci, formava il celebre trio comico dei “Giancattivi”, dal regista che lo lanciò definitivamente sul grande schermo (il Maurizio Ponzi di Madonna che silenzio c’è stasera) all’attore che più di altri ha lavorato insieme a lui (Novello Novelli), fino alle numerose, bellissime attrici con le quali condivise successo e celebrità: da Giuliana De Sio a Ornella Muti, da Isabella Ferrari a Clarissa Burt. “Alla sola proposta di questo progetto – racconta il regista – tutte le porte si sbarravano: televisioni, produzioni, home video, istituzioni non lo volevano nemmeno sentir nominare, una sorta di rimozione collettiva che lo confinava tra gli amici e gli affetti, fuori dalla realtà del mondo. Alla fine il documentario è stato realizzato senza l’aiuto di nessuno se non quello più prezioso di tutti, quello che non si può monetizzare, l’aiuto dei familiari e degli amici che gli sono accanto e ai tanti che non lo dimenticano e soprattutto grazie al sorriso di Francesco, alla sua voglia di rimettersi in gioco e a tutto quello che ci potrà ancora dare”.
Nella speranza che quel lungo silenzio di cui parla il fratello di Francesco Nuti, Giovanni, venga rotto al più presto: “Non sono stato mai tenero con lui, soprattutto negli ultimi anni della sua carriera. Ce le siamo dette tutte in faccia le cose, ma venne un momento in cui le nostre strade sembrarono così divise e lontane, che restò solo l’incomprensione, un giudizio senza appello. Eppure il mio risentimento, il dolore, la rabbia, si sono sciolti come neve al sole, quando Cecco è caduto, si è chiuso nel suo silenzio e poi, risalendo piano la china, si è risvegliato e ha parlato appena, con quella voce che non canta più. Ho provato un sentimento nuovo e forte, il compito di ridare voce a mio fratello. Compito impossibile per il medico. Possibile solo se compreso sul piano più generale e simbolico. Sì, perché mi sono accorto che al silenzio di Francesco corrisponde un silenzio più forte”.

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