TotoPalma, l’Italia può sperare

Dogman e Lazzaro felice in corsa per il Palmares. Attenzione a Burning di Lee Chang-dong e Cold War di Pawlikowski
TotoPalma, l’Italia può sperare

A due giorni dalla cerimonia di chiusura della 71ma edizione del Festival di Cannes (sabato 19 maggio), iniziamo a fare qualche pronostico per il Palmares.

Al momento mancano solamente 4 dei 21 film in competizione, Capharnaum di Nadine Labaki, Un couteau dans le coeur di Yann Gonzalez, Ayka di Sergey Dvortsevoy e Ahlat Agaci di Nuri Bilge Ceylan (regista già Palma d’Oro nel 2014 con Winter Sleep).

L’Italia può seriamente sperare con Dogman di Matteo Garrone – fortemente apprezzato anche dalla critica internazionale, che ha soprattutto lodato la scoperta dell’attore protagonista, Marcello Fonte – e con il Lazzaro felice di Alice Rohrwacher. Entrambi i registi, già premiati in passato con il Grand Prix, potrebbero entrare in Palmares, anche per il premio più importante.

L’Asia punta forte su Burning del coreano Lee Chang-dong (al momento ha la media maggiore sulla griglia dei critici redatta da Screen International, pari a 3.8, ma ancora manca la valutazione di Dogman) e Shoplifters del giapponese Hirokazu Kore-Eda, ma sullo sfondo c’è sempre la Cina di Jia Zhang-ke (che se ne andò a mani vuote nel 2015 con Mountains May Departs), stavolta in gara con Ash is Purest White.

L’asso dell’Europa dell’Est è Cold War del polacco Pawel Pawlikowski, con Leto del dissidente russo Kirill Serebrennikov un po’ più distaccato.

Dissidente è anche l’iraniano Jafar Panahi, che può andare a premi con Three Faces. Attenzione poi a En guerre di Stéphane Brizé (con Vincent Lindon di nuovo protagonista, già premiato nel 2014 per La legge del mercato) e, considerando gli aspetti quanto mai politici e attuali, anche il BlacKkKlansman di Spike Lee.

Per non parlare di Le livre d’image di Jean-Luc Godard, regista-totem che anche con il precedente Adieu au langage vinse il Premio della Giuria, in ex-aequo con Mommy di Dolan.

Ma le logiche delle giurie, lo sappiamo, sfuggono spesso a criteri sondabili. Quindi, magari, va a finire che un premio se lo porta a casa anche l’improponibile Girls of the Sun di Eva Husson

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