Torna il poliziottesco

“Con Calibro 9 omaggio un genere che era considerato di serie b”, dice Toni D'Angelo. Fuori concorso al 38° TFF
Torna il poliziottesco

“Con Calibro 9 ho omaggiato un genere che era considerato cinema di serie b”. E’ un ritorno al poliziottesco quello di Toni D’Angelo, che firma quarant’anni dopo il seguito del film cult Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo. Presentato fuori concorso al Torino Film Festival, e in sala con Minerva in data da definire, questo film vede protagonista Marco Bocci, nel ruolo di Ugo Piazza (allora interpretato da Gastone Moschin), un brillante penalista coinvolto in una truffa telematica da 100 milioni di euro. Nel cast anche Alessio Boni, Ksenia Rappoport, Michele Placido e Barbara Bouchet, che era presente già nel primo film.

“In quarant’anni la criminalità organizzata non è cambiata per niente, anzi si è sviluppata ancora meglio e ora lavora attraverso i computer e le transazioni bancarie”, dice il regista napoletano (classe 1979), che si era distinto tra gli autori più interessanti del panorama italiano con il suo precedente film, il noir crepuscolare Falchi.

“Mi ha stregato. E’ un proseguo di quel genere anni settanta. Allora non c’erano computer e cellulari, ma le botte per i soldi non cambiano. Quello che cambia è la modalità: ora non serve più la valigetta per spostare ingenti quantità di denaro, ma basta un click”, commenta Alessio Boni, qui nel ruolo di un commissario, che la pensa come Falcone e Borsellino: “Per comprendere la mafia, in questo caso la criminalità, prima la devi amare e comprendere per poi sconfiggerla”.

E Marco Bocci dice: “All’inizio avevo timore ad interpretare il mio personaggio. E’ un sequel che ha tutte le caratteristiche del film di genere e che rispetta la drammaturgia del vecchio Milano Calibro 9, mettendoci però delle dinamiche nuove”.

Quel film cult del 1972, che è uno dei cinque preferiti di Quentin Tarantino e che prese spunto da una raccolta di racconti di Giorgio Scerbanenco, è qui dunque adattato agli stilemi del 2020.

“Il film di genere ha un proprio linguaggio e spesso ha avuto difficoltà ad arrivare nei festival importanti. Permetteva ai produttori di mantenersi in piedi e contemporaneamente di poter finanziare film d’autore”, racconta Gianluca Curti, figlio di Ermanno, che ha prodotto Milano calibro 9 e che è l’ispiratore di questo progetto, che ha scritto insieme a Fernando Di Leo, al giallista Luca Podelmengo e a Marco Martani. E poi specifica: “Siamo stati attenti a ripercorrere con attenzione e rispetto il cinema di genere italiano aggiornando i vari linguaggi”. Ma ci sarà un sequel? “L’orizzonte è aperto. La storia potrebbe svilupparsi. Drammaturgicamente forse andrà verso Est”, conclude Curti.

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