Torino rilancia

Da Stone a Kim Ki-duk, nel segno degli autori. E sull'assenza italiana Moretti dice: "Vale la qualità, non la nazione"
7 Novembre 2008
Torino rilancia
Nanni Moretti

L’apertura fuori concorso affidata a W. di Oliver Stone non inganni: la 26ma edizione del Torino Film Festival (21-29 novembre) sarà all’insegna del privato, come sottolineato da Nanni Moretti, al suo secondo mandato da direttore: “La famiglia e l’elaborazione del lutto sono sicuramente i temi principi di quest’anno, in concorso e non. Si parlerà di paternità inaspettata in Prince of Broadway di Sean Baker, mentre sul dolore di una perdita sono incentrati We’ ve never been to Venice di Blaz Kutin e l’australiano Bitter & Twisted di Christopher Weekes. Gli accenti intimisti si sentono anche nella sezione più dichiaratamente politica del festival, ‘Lo stato delle cose’ che non è dedicata al quarantennale del ’68”. Nella conferenza stampa di presentazione della kermesse torinese abbiamo visto un Moretti rilassato, disponibile, pronto persino a scherzare, come quando ringrazia il presidente della Warner Paolo Ferrari (presente al nuovo Sacher, dove si è tenuto l’incontro con i giornalisti) “perché ha preso W. di Stone e lo distribuirà in Italia. Doveva essere una sorpresa, ma non sono riuscito a tenerla nascosta”. Ma sarà davvero uno scherzo? In attesa di conoscere il destino di W. in Italia, nel nostro Paese arriverà di sicuro Oliver Stone per l’evento di punta del Festival, il duetto con Moretti, che del film del collega dice: “Un cast pazzesco, stilisticamente più trattenuto degli altri suoi lavori, un’opera importante”. Ma di americano non c’è solo Stone in cartellone: “Credo che lo spazio dei film statunitensi sia lo stesso di quello dell’anno passato, con la differenza che stavolta saranno più indipendenti e low budget rispetto a titoli produttivamente più grandi e interpretati da star quali erano The Savages e Away From Her“. Grande assente invece l’Italia (se si escludono le due sezioni dedicate: Italiana.Doc, Italiana.Corti), del tutto dimenticata nella competizione e nel fuori concorso: “Abbiamo scelto i film per il loro valore – stigmatizza Moretti – non secondo la nazionalità”. E sullo “stato del cinema italiano” è ancora più netto: “In questo Paese abbiamo questo strano tic, di parlare della salute del cinema italiano ogni due anni. Credo che sia difficile trovare una risposta univoca. Ma successi internazionali come quelli di Garrone e Sorrentino hanno sfatato almeno un vecchio pregiudizio, secondo cui la crisi del nostro cinema sia una conseguenza della preponderanza degli autori sui registi cosiddetti commerciali”. E di autori in questa edizone torinese non ne mancano: fuori concorso ci saranno Kim Ki-duk con Dream, Jia Zhang Ke che da Cannes porta 24 City, Andrzej Wajda con il massacro sovietico di Katyn e Terence Davies che ritorna otto anni dopo La casa del mirto con il documentario Of Time and The City, sorta di elegia per immagini della sua Liverpool. In cartellone anche l’esordio di Madonna alla regia, con la commedia gypsy punk Filth and Wisdom, già vista a Berlino. Ampiamente annunciate le retrospettive dedicate a Roman Polanski che sarà presente nel capoluogo piemontese nonostante sia impegnato nella preparazione del suo prossimo film, quella sul maestro del polar, Jean Pierre Melville, e la terza sulla grande stagione politica (i ’70) del cinema britannico, la British Renaissance, che sarà rievocata anche da tre dei protagonisti di quel periodo: Bill Forsyth, Michael Palin e Pat O’Connor. Il filone della memoria interesserà anche gli eventi speciali del festival, con la presentazione dei restauri de La classe operaia va in paradiso di Elio Petri e di Diario di un maestro di Vittorio De Seta. Mentre sul suo futuro alla direzione del festival Nanni Moretti non si sbilancia: “Ho firmato per due edizioni, poi a dicembre ne riparleremo”.

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