Torino è Placido

"Oggi sono molte le coppie che non riescono a investire sul futuro", dice l'attore-regista. Che al TFF commenta Il tetto di De Sica
3 Dicembre 2011
Torino è Placido

È la storia di Luisa e Natale, i due giovani che ne Il tetto, di Vittorio De Sica, faticano a mettere su casa, a chiudere la sezione festivaliera Figli e amanti. A presentare il film, ancora una volta, un artista nella doppia veste di attore e regista, Michele Placido: “Ho scelto questo titolo perché il tema è attualissimo. Oggi, come ieri, sono molte le giovani coppie che non riescono a investire sul futuro e a crearsi una base solida per mettere su famiglia. Solo che cinquant’anni fa l’Italia era un paese molto diverso, c’era la speranza della ricostruzione, mentre ora c’è tanta, inevitabile, rassegnazione”.
De Sica, Zavattini e quel che resta del neorealismo per un film che secondo il regista ha ancora più forza di Sciuscià e Ladri di biciclette: “De Sica mi ha sedotto, influenzando il mio modo di vedere il cinema. Mi ha sempre affascinato il suo modo di scegliere le facce, di mescolare la risata al dramma, di saper raccontare con leggerezza facendo riflettere. Credo che Pummarò, in questo senso, debba molto al grande maestro”. E dalla prima regia si passa agli ultimi progetti, che hanno visto Placido impegnato prima in Francia – con il film poliziesco Lo spione, in cui accanto ad Daniel Auteuil e Mathieu Kassovitz ci saranno anche la figlia Violante e il torinese Luca Argentero – e poi in Romania, dove si sta girando Itaker, primo film come produttore. Quest’ultima pellicola racconta di un bambino alla ricerca del padre nella Germania degli anni Sessanta e si riallaccia alle tematiche dell’accoglienza e dell’immigrazione. D’altronde il regista di Vallanzasca e Romanzo criminale concepisce il suo cinema così, come una “naturale alternanza fra i film di genere e quelli più ancorati alla realtà”. Ma sono ancora la politica, la società a tornare in primo piano nelle parole dell’artista: “Siamo in un periodo storico molto duro. Paghiamo le conseguenze degli scarsi investimenti culturali e siamo immersi, travolti, dall’ignoranza. Spero che questo governo ci aiuti a uscirne, ma che poi si possa tornare a fare politica, quella vera. Monti è una bravissima persona, ma non possiamo lasciare che la democrazia sia sostituita dalla tecnocrazia”.

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