Tim Burton, “Dumbo sono io”

"Lo svantaggio di un aspetto mostruoso, da freak viene trasformato in vantaggio", dice il regista. David alla carriera, dal 28 marzo in sala con il nuovo elefante Disney
Tim Burton, “Dumbo sono io”

“Un onore, sono felicissimo sia di Dumbo che dei David: tornare a Roma è una gioia, del resto, quando parlo gesticolo, e molti pensano sia italiano”.

Parola del regista Tim Burton, che questa sera verrà insignito del David di Donatello alla carriera e domani, 28 marzo, porta in sala Dumbo, la versione live –actiond el classico d’animazione Disney del 1941.

Sceneggiatura di Ehren Kruger, musiche di Danny Elfman, nel cast troviamo Colin Farrell (Holt Farrier) Michael Keaton (V.A. Vandevere) Danny DeVito (Max Medici) Eva Green (Colette Marchant) Alan Arkin (J. Griffin Remington) e i piccoli Finley Hobbins (Joe Farrier) Nico Parker (Milly Farrier), mentre Elisa dà voce al personaggio di Miss Atlantis, la sirena del Circo dei Fratelli Medici, e sui titoli di coda interpreta l’adattamento della canzone Bimbo Mio.

Nel film il proprietario del circo Max Medici riassume l’ex star Holt Farrier, che reduce dalla guerra ritrova i figli Milly e Joe, per occuparsi di un neonato elefante dalle orecchie sproporzionate: “Ho aderito subito al progetto, ci tenevo assai, Dumbo è un simbolo, adoro l’idea di un elefante che vola. La sfida – osserva Burton – nasce dal fatto che è un classico amato da tutti, ma dalle caratteristiche non attuali, come gli stereotipi a sfondo razziale”.

E, prosegue il regista californiano, “lo spirito del personaggio mi ha catturato: è strano, non è come gli altri, lo svantaggio di un aspetto mostruoso, da freak viene trasformato in vantaggio. E’ un messaggio per le persone che non rientrano nei canoni, negli standard, ma hanno qualche la disabilità mentale o fisica: la potenza del simbolo di Dumbo mi ha attirato irresistibilmente”.

Venendo all’ennesima collaborazione con la Casa di Topolino, Burton osserva che “tra tutti i film Disney Dumbo è quello che mi corrisponde di più: io voglio rendere tutto personale, e qui è stato molto facile”. Ancora, “i film Disney non si ricordano, spesso sembrano dei sogni strani, non sai neanche se li hai visti”, ma “spesso proprio i film Disney segnano il primo incontro di un bambino con la morte, la perdita e la paura”.

A margine, sconfessa un’opposizione troppo netta tra arte e mercato: “I cattivi, quale l’impresario Vandevere, non incarnano nemici specifici, ognuno di noi sa fare certe cose, chi l’arte chi gli affari:  io non sono un bravo businessman, ma sono due differenti specie, hanno natura diversa, e possono coesistere”.

Nel cast troviamo sue vecchie conoscenze, ovvero il Pinguino Danny De Vito e il Batman Michael Keaton: “Bello vederli lavorare insieme, a un certo punto sul set sono scoppiati a ridere, perché avevano ruoli buono/cattivo invertiti rispetto al mio Batman. Sì, ho sperimentato un senso di famiglia sia dietro che davanti la macchina da presa, dove ho ritrovato anche Eva e Alan”.

Nel suo amore per l’Italia, Burton elogia un amante speciale, ovvero un modello, un’ispirazione costante: Federico Fellini. “Non ho mai amato il circo, mi fanno paura i clown, non mi piace l’idea di animali in pericolo, ma con qualunque film di Fellini si ha la sensazione di aver davanti uno spettacolo circense, una strana famiglia. Per questo amo Fellini, un amore da cui viene forse il mio amore per Italia: non c’è bisogno di amare il circo per amare Fellini”.

 

Infine, richiesto se abbia un film preferito tra gli oltre trenta girati, Burton risponde: “Sarebbe come preferire un figlio rispetto agli altri. Potrei dire Edward Mani di Forbice, Nightmare Before Christmas, ma anche Dumbo, perché no?”.

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