Tatti senza tatto

"Devo accoltellarti mentre ti intervisto: se c'è un po' del tuo sangue è più bello", dice Sanguineti. Che racconta Giulio Andreotti e recita in Belluscone
30 Agosto 2014
Tatti senza tatto
Tatti Sanguineti

Tatti Sanguineti porta a Venezia Classici Documentari, come regista, il doc Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino, sul divo Giulio e la settima arte. Il documentario è costruito con il montaggio di spezzoni di film e immagini d’epoca sull’ossatura formata da brani della monumentale intervista che Andreotti aveva concesso, a ‘puntate’, a Sanguineti e Pier Luigi Raffaelli dal 2003 al 2005. L’avvio è luciferino, con Andreotti che si dilunga su un film che lo appassionò, ‘Il dottor Jekyll e Mr. Hyde’: “Andreotti sorprende con questa dichiarazione angelicata luciferina, ‘ho conosciuto molti uomini che nei giorni pari erano dei cherubini e nei giorni dispari dei demoni’. Questa cosa – spiega Sanguineti all’Adnkronos – non è solo una indicazione di poetica o di intelligenza o di strategia comunicativa, Andreotti doppio o Andreotti che rimbalza le accuse che gli fanno, ma è anche una specie di dichiarazione di metodo: c’è una domanda che viene come a caso, c’è una risposta maliziosissima, sornionissima, che è l’Andreotti di sempre, poi ci sono io che torno alla carica, che rompo le palle”. Dalle domande di Sanguineti esce un Andreotti umorista ma anche glaciale, che fa paura: “Certo perché io non sono Bruno Vespa, non sto nel minestroncino riscaldato della settimana politica appena trascorsa. Svario, sono sorprendente, passiamo dalla Bergman a Rossellini, dal seminario a Gassmann, De Sica, il Papa, Maria Goretti, i pensionati che hanno fame, forse solo appetito. Ho imparato che bisogna mettersi d’accordo ma bisogna sorprendersi. Devo accoltellarti mentre ti intervisto, se c’è un po’ del tuo sangue l’intervista è più bella”. Il materiale su Andreotti nella mani di Sanguineti è tantissimo, più che abbastanza perché questo doc abbia un seguito, ma questo, dice lui, “lo dobbiamo chiedere all’Istituto Luce che è il produttore maggioritario del film, io sono il coproduttore e mi piacerebbe tanto ma non lo so. Qualcuno dovrà scucire qualche soldino, che fino ad ora non è stato scucito”, afferma Sanguineti e aggiunge: “Sto parlando del mio partner, lo Stato cinematografico, l’Istituto Luce, la Rai cui questa cosa è stata proposta, offerta e che non ci ha mai cagato. Scusami presidente”. Alla domanda se, umanamente, all’interno del panorama politico attuale, gli manchi Andreotti, Sanguineti risponde poi: “No. Mi manca il fatto che lui non abbia visto questo film, che per finirlo ho dovuto aspettare che lui sia morto. Questo non lo perdono. Mi dispiace perché lui lo avrebbe visto volentieri, e lo avrebbe visto volentieri anche il mio amico Claudio G. Fava. Mi dispiace perché hanno fatto un torto grosso ad Andreotti, lui si è divertito molto a farlo e si sarebbe divertito molto a vederlo; mi dispiace che non gli hanno fatto questo regalo”. Oltre che come autore Sanguineti è a Venezia anche come attore, in Belluscone – Una storia siciliana di Franco Maresco, più divertente dirigere o recitare? “E’ un po’ dottor Jekyll e Mr. Hyde, sono proprio due film diversi, in tutti e due io sono un archeologo del cinema. In ‘Belluscone’ sono un archeologo che va a caccia di un amico scomparso e di un film maledetto, un film giustizialista e incompiuto di un signore che per un attimo crede di essere Santoro ma non lo è, io sono un amico che somiglia un po’ a Tatti Sanguineti”. “Vi dico – conclude – che Belluscone sarà la sorpresa di questo Festival; naturalmente Barbera (il direttore di Venezia 71, ndr) non ci ha creduto, ha fatto male, malissimo. Mi vergogno un po’ di essere nella stessa selezione dell’orrendo film che abbiamo visto di Renato De Maria (La vita oscena, ndr), orrendo perché non c’è altra parola. Con Belluscone la gente si divertirà, vedrà qualcosa che non si aspetta”.

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