Tariq Teguia, dall’Algeria con passione

A tu per tu con il regista di Gabbla (Inland), ospite d'onore alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro: "Tra l'Italia e il mio paese lo spazio condiviso è il Mediterraneo"
Tariq Teguia, dall’Algeria con passione

Ospite d’onore della 52° edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema ( Pesaro, 2-9 luglio 2016), il regista algerino Tariq Teguia si presenta a tratti sorpreso del tanto interesse dimostrato dal pubblico e dalla critica italiana attorno ai suoi film.
“Ho fatto soltanto 4 cortometraggi e 3 lungometraggi e mi sorprende ogni volta che un Festival, non essendo questa la prima occasione, mi renda omaggio. Mi sorprende e mi rende felice, ovvio, e sono ben lieto di presenziare per accompagnare i miei film. Credo sia importante promuovere un tipo di cinema poco conosciuto, come quello del mio paese”.
A Tariq Teguia  (1966) la Mostra dedica il suo omaggio principale con la proiezione di tutta la sua filmografia, compreso l’ultimo inedito lavoro Ou’ en etes-vous, Tariq Teguia?
Teguia sottolinea costantemente la forte vicinanza tra il suo Paese e l’Italia, che lo omaggia: “Mostro l’Algeria settentrionale nei miei film, e lo faccio con un mio punto di vista ben preciso. Rimango del parere che non sia molto diversa da una certa Italia, essendoci uno spazio condiviso che è il Mediterraneo. Mi è stato riferito che molti luoghi del Sud Italia, circa cinquant’anni fa, erano molto simili all’Algeria che mostro. Quindi, questo spazio comune diventa politico e sociale e condiviso da tutti noi popoli che abitiamo in quest’area geografica”.

Gabbla, film del 2008 portato in concorso a Venezia

Gabbla, film del 2008 portato in concorso a Venezia

 

 

 

 

 

 

Il cineasta algerino ha scelto, nel corso della rassegna pesarese, di presentare un film italiano a cui è particolarmente legato: “Storie di ordinaria follia di Marco Ferreri  è il film che ho scelto, ma avrei potuto scegliere Antonioni o Bellocchio. Antonioni, in particolar modo, e il suo modo di utilizzare e percepire lo spazio mi ha formato molto. E questo crea una comunanza tra un cineasta contemporaneo algerino e un cineasta contemporaneo italiano. Antonioni tra il ’50 e i ’70 ha saputo cogliere il cambiamento della società italiana. Ha colto il passaggio di un popolo rurale verso l’industrializzazione e lo ha ben rappresentato attraverso il cinema. Io vedo l’Algeria odierna esattamente in quella fase in cui, ai tempi di Antonioni, si trovava l’Italia. Filmo il mio paese mentre attraversa questa fase di cambiamento. Tornando a Ferreri, ho scelto il suo film, che parla di America, e quindi avrei potuto scegliere Antonioni, ma l’America di Ferreri è marginale. Ecco perché l’ho scelto”.

Teguia prima che ospite si rivela spettatore, dichiarando che i festival sono, in una simile fase di cambiamento culturale, fondamentali per la condivisione di opinioni e per la salvaguardia delle opere cinematografiche: “Citando Godard, potrei dire che ormai le opere cinematografiche le si vede abbassando la testa e non alzandola. Ma mentre Godard si riferiva alla tv, io mi riferisco a Internet. Le possibilità ormai di reperire un film ci sono, ma i festival rimangono il solo luogo dove vederlo in sala è ancora possibile. Soprattutto i festival sono importanti poiché consentono un confronto con l’autore”.

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