Sul treno di Juho Kuosmanen

"I due personaggi richiamano la coppia Di Caprio-Winslet di Titanic, ma in realtà sono molto più scombinati", dice il regista finlandese. Dal 2 dicembre nelle nostre sale con Scompartimento n.6, Gran Premio Speciale della Giuria allo scorso Festival di Cannes
Sul treno di Juho Kuosmanen
Scompartimento n. 6 ©2021_Sami_Kuokkanen_Aamu_Film_Company

Un road movie artico su un treno che intreccia due destini è l’opera seconda del regista finlandese Juho Kuosmanen.

Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes e candidato come miglior film straniero al Premio Oscar per la Finlandia, Scompartimento n.6 arriverà nelle sale italiane il 2 dicembre con Bim Distribuzione ed è ispirato, pur distanziandosene, all’omonimo romanzo di Rosa Liksom, edito da Iperborea.

Scompartimento n.6 di Juho Kuosmanen ©2021_Sami_Kuokkanen_Aamu_Film_Company

“Il viaggio non è più verso la Mongolia, ma verso Murmansk, nell’estremo nord ovest della Russia e poi cambia anche la decade, non più la fine degli anni ottanta, ma la fine degli anni novanta”, racconta il regista che ha riadattato la storia della nota autrice finlandese, non copiandola pedissequamente, e concentrandosi soprattutto sul viaggio in treno e sull’incontro tra i due personaggi,  il vero cuore del racconto.

Protagonisti sono una giovane finlandese (Seidi Haarla) e un minatore russo (Yuriy Borisov) costretti a condividere il lungo viaggio in un piccolo vagone su un treno che avanza verso il circolo artico.

Un film anche sull’evanescenza e sul senso fuggevole della vita. “Nulla è permanente”, dice il regista. E sulla storia racconta: “I due personaggi richiamano la coppia Di Caprio-Winslet di Titanic, ma in realtà sono molto più scombinati. Anche qui il russo, come Di Caprio, appartiene a una classe sociale più bassa rispetto a lei, che invece ricerca i petroglifi e studia archeologia. Si ritrovano in questo confronto-incontro, in questo lungo viaggio diretto a visitare questi reperti archeologici, che in teoria dovrebbero essere permanenti e scalfiti nella roccia”.

Scompartimento n.6 di Juho Kuosmanen ©2021

Un road movie particolare perché normalmente il viaggio è in macchina, qui invece è su un treno. Quali le difficoltà nel dirigerlo? “Con un’automobile hai una scelta illimitata di possibilità e puoi decidere dove andare e che strada prendere- risponde-. Questa libertà ovviamente in treno è limitata perché questo enorme mezzo di locomozione che va sulle rotaie ha dei percorsi obbligati. La prima scelta è quella fondamentale: quando decidi che direzione prendere e la destinazione. Il mio road movie non si concentra su quest’infinita possibilità di scelte, ma sull’accettazione”.

E le difficoltà tecniche, nonché quelle atmosferiche, quali sono state? “È stato complesso. Abbiamo preso a noleggio un treno e girato interamente lì sopra con uno spazio vitale molto limitato. La troupe era leggera. La sfida più grande è stata quella di non poter essere nello stesso spazio dei miei attori. Loro erano nello scompartimento numero 6, mentre io stavo nello scompartimento numero 7. Questo comportava dover visionare le varie scene tramite un monitor, una cosa che non mi piace perché preferisco sempre essere nel medesimo set dei miei attori. Mi piace interagire con loro e sentirli, mentre con il monitor il tuo sguardo è filtrato. Amo le ambientazioni reali e non quelle riprodotte ad hoc in studio perché così si hanno sensazioni più autentiche e meno artefatte”.

Il film, oltre ad essere stato premiato a Cannes, ha ottenuto una nomination agli EFA e rappresenta la Finlandia agli Oscar, sta quindi avendo un percorso davvero glorioso (anche il primo lungometraggio di Juho Kuosmanen La vera storia di Olli Mäki ha ottenuto diversi riconoscimenti).

“Sono felice che questo film ha trovato tanti canali distributivi e possa così arrivare al pubblico- racconta-. Sono pieno di emozioni contrastanti, da un lato sono contentissimo, ma dall’altro non riesco ad acchiappare il presente. Tutto è molto caotico e frenetico. Sto viaggiando tantissimo. Il successo per me non ha senso così in sé per sé. È solo un mezzo per poi accedere a tante possibilità che altrimenti non avrei avuto. Il mio paese di origine, che si chiama Coccola, in Finlandia, ha visto questo aumento di popolarità e tutto questo ha comportato come conseguenza anche un incremento di fondi per le mie produzioni. Agli Oscar non mi sento di rappresentare solo la Finlandia con il mio film, forse Coccola, ma non la Finlandia. Un bel film se ben fatto poi è universale”.

Infine conclude: “Il mio film è un po’ una metafora della vita. I russi hanno un’idea del destino molto fatalista. Quello che ti capita sul tuo percorso evidentemente è destinato a te e va accettato e devi farci i conti. La vita è incontrollabile”.

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