Sorrentino, Youth on the Mouth

“E’ un film sull’essere giovani anche se non lo si è più”, dice il regista. A Cannes con La giovinezza e un irresistibile Michael Caine: “Lontano dal Festival per 49 anni perché non mi avevano premiato”
Sorrentino, Youth on the Mouth

“Il tema del film è come si guarda al futuro. Da adulti, guardando al futuro, si percepisce la giovinezza: volevo raccontare il rapporto con l’essere giovani anche se non lo si è più”. Paolo Sorrentino – ultimo dei tre italiani in concorso a Cannes – presenta così Youth – La giovinezza, oggi in gara per la Palma d’Oro e contemporaneamente nelle sale italiane, con oltre 500 copie distribuito da Medusa.

“Perché si chiama Giovinezza se sono io il protagonista?”, si chiede divertito Michael Caine, sulla Croisette insieme al resto del cast del film, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano e Jane Fonda: “Sono stati davvero molto generosi nell’accettare questa sceneggiatura. Per me è stato un sogno lavorare con loro. Mi hanno regalato una vacanza: io non ho fatto altro che guardarli lavorare”, dice ancora Sorrentino, che proprio come la prima volta a Cannes, con Le conseguenze dell’amore, ambienta un film in un albergo, e in Svizzera: “Alla fine dei sopralluoghi ho scoperto che era lo stesso albergo in cui Thomas Mann aveva scritto La montagna incantata ma non c’è nessun riferimento né a lui né all’opera”.

Fred e Mick (Caine e Keitel), entrambi vicini agli 80 anni, trascorrono in questo Hotel di lusso le loro giornate. Il primo è un compositore e direttore d’orchestra in pensione, il secondo un regista ancora in attività: Fred potrebbe però tornare sulle scene, invitato dalla Regina Elisabetta che lo vorrebbe in concerto a Buckingham Palace, mentre Mick sta finendo di scrivere quello che pensa sarà il suo “film testamento”.
Tra saune, bagni turchi, palestre e massaggi al centro benessere dell’albergo immerso nelle montagne, si riflette e si consuma il passare del tempo, tema chiave del film di Sorrentino che per la seconda volta lavora e gira in inglese dopo This Must Be the Place. Soprattutto, riporta Michael Caine a Cannes quasi 50 anni dopo: “E’ vero, l’ultima volta venni qui 49 anni fa con Alfie: il film vinse un premio e io no. E quindi non sono più tornato”, dice l’attore, che aggiunge: “A parte gli scherzi, ho davvero amato questo film e Paolo è uno dei più grandi registi al mondo. Quello che prova il mio personaggio nel film lo provo da molto tempo e ora l’ho mostrato a tutti voi”, dice ancora l’attore ridendo.

Michael Caine e Harvey Keitel: Youth - La giovinezza

Michael Caine e Harvey Keitel: Youth – La giovinezza

“Sembra il film di un regista anziano, che fa riflessioni sulla vecchiaia e sulla giovinezza”, viene fatto notare a Sorrentino, che replica: “E’ l’unico soggetto possibile, in fin dei conti, incentrato sul trascorrere del tempo. Il tema mi appassiona nella misura in cui mi appassiona raccontare che il futuro è una grande occasione di libertà e che la libertà è il sentimento naturale dell’essere giovane: un film molto ottimista, se vogliamo, fatto per esorcizzare alcune paure che noi tutti abbiamo”.
Due protagonisti maschili, molte figure femminili di “contorno”, ma Sorrentino è sicuro: “Non penso sia un film maschile, tutto sommato il film ruota a qualcosa che non c’è, la moglie di Michael Caine, e quando un film ruota intorno a qualcosa che non c’è quella è la cosa che diventa prevalente”.

Come non c’è più colui al quale il film è dedicato, Francesco Rosi: “La dedica è per due motivi. Il primo perché Rosi è stato un grande punto di riferimento per molti registi italiani e non solo, penso ad esempio a Martin Scorsese. L’altro, perché qualche tempo fa andai a una cena e Rosi iniziò a parlare con un amico, ricordando una ragazza con cui in passato entrambi ebbero una relazione: da lì è partita l’ispirazione per il mio film”.

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