Solo libero va bene

"Abbattiamo tutte le chiese ed edifichiamo soggetti responsabili", dice Olmi. Che al Villaggio di cartone del mondo preferisce il Cristo: "Modello irraggiungibile, ma necessario"
4 Ottobre 2011
Solo libero va bene
Ermanno Olmi

Non le manda a dire Ermanno Olmi: “Dobbiamo abbattere tutte le chiese: religiose, culturali e laiche. Cos’è la Borsa di Milano se non una Chiesa con al centro il Dio-denaro? Sono strutture nelle quali troviamo rassicurazione, perché ci permettono di non decidere, di non assumerci responsabilità. In un certo senso propongono idoli e ci fanno tutti idolatri”. La soluzione per il maestro è una sola: “Riscoprirci soggetti liberi, anche se questo comporta un costo altissimo: la solitudine”.
Una provocazione forte – non sarà l’unica – lanciata da Olmi in sede di presentazione del suo ultimo film, Il villaggio di cartone (da venerdì 7 ottobre in 80 sale con 01), con cui torna al cinema di finzione nonostante quattro anni fa avesse annunciato il suo ritiro: “E’ stata una disgrazia, per me e per voi – scherza -. Avrei voluto realizzare un documentario sulle civiltà del Mediterraneo, ma una caduta mi ha costretto a rimanere a letto 70 giorni. Armato di solo computer ho iniziato a scrivere questa storia (con la consulenza di Gianfranco Ravasi e Claudio Magris, ndr), rendendomi conto che piuttosto che andare io alla ricerca di radici perdute potevano essere loro a venire da me. Da qui l’idea della chiesa come luogo di raduno di culture diverse”.
Una chiesa sconsacrata che sembra però funzionare meglio di ogni altra, quella al centro della pellicola: dismessa, svuotata dei suoi oggetti di valore, quadri dei santi e addobbi, fino al Crocefisso che sovrasta la navata. Ma dopo l’iniziale senso di vuoto incolmabile, il sacerdote (Michael Lonsdale) che per tanti anni l’ha diretta ritrova, proprio in quell’edificio spogliato da ogni bene, una sacralità non considerata prima. La chiesa nuda diventerà il rifugio di un gruppo di immigrati clandestini.
“Ieri si muovevano le merci, oggi i popoli. E’ da stupidi pensare di fermare questo processo – dichiara il regista bergamasco -. Abbiamo la possibilità di aprire un nuovo rinascimento: quando venne scoperta l’America gli sguardi fino ad allora puntati al centro del Mediterraneo si volsero a guardare nuovi orizzonti. Anche oggi sta accadendo qualcosa di simile. Ma siamo troppo distratti per rendercene conto”. E, rincarando la dose: “Siamo disposti a fare carità ai bambini che stanno in Africa ma li rimandiamo a casa quando vengono fin qua. La solidarietà non è solo quella della Caritas, ma il saper dire a qualcuno vieni a casa mia”. Il discorso scivola inevitabilmente sul terreno della politica: “La democrazia è nata 2.700 anni fa, in un’isola greca, Chio. Oggi portatemi un solo esempio di paese democratico: intendo dire uno con democrazia partecipata. Diffidate di coloro che vi dicono ci pensiamo noi”. Da qui l’affondo contro le istituzioni: “Quando Cristo prese in disparte Pietro per incaricarlo di edificare la sua Chiesa, non pensava certo a una struttura architettonica. La Chiesa di Cristo era e rimane l’uomo”. Questo spiega perché secondo il regista “la ricchezza oltre un certo livello diventa crimine: significa che sto rubando a qualcun altro”. L’ideale per Olmi sarebbe conformarci al modello cristiano, che resta “la più grande novità della storia, ma mi rendo conto che è irraggiungibile. Eppure non riesco a togliermi quel Crocifisso dagli occhi. E’ un’ossessione che bisogna accettare. Come quella dell’innamorato. Quest’ultimo prima trasforma la sua ossessione in un’icona, poi la traduce in azione, verbo: amare. Un verbo che libera”.

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