Solitudine in corpo

"E'un film sull'epica dei corpi, un horror sentimentale rumoroso e silenzioso", dice Saverio Costanzo. Che porta in Concorso il bestseller di Giordano
9 Settembre 2010
Solitudine in corpo
Saverio CostanzoFoto Pietro Coccia

“Atteso, attesissimo, trepidante attesa: uno poi va al cinema e si aspetta di vedere Il Gattopardo. Questo film è atteso perché è tratto da un fenomeno letterario, ma è un film”. Saverio Costanzo arriva a Venezia con La solitudine dei numeri primi, ultimo dei quattro italiani in Concorso, per “inserirsi in una Mostra che fa del corpo uno dei più evidenti fili conduttori: La solitudine riflette sull’epica dei corpi, è un horror sentimentale rumoroso e silenzioso”, dice il regista di Private e In memoria di me, chiamato alla non facile impresa di portare sul grande schermo il best seller omonimo di Paolo Giordano, coautore della sceneggiatura insieme a Costanzo: “Una volta ceduti i diritti del libro ho smesso di rapportarmi allo scritto pensando fosse una cosa mia – dice Giordano – e nel lavoro con Saverio lui era il traino ed io accompagnavo. Quando ho visto il film finito vi ho trovato il senso del romanzo, ed è stato come leggerlo davvero per la prima volta”.
La storia, è cosa nota, si concentra su Alice (Alba Rohrwacher) e Mattia (Luca Marinelli), che si incontrano per la prima volta tra i corridoi del liceo e da subito intuiscono il proprio dolore l’uno nell’altra: “Vedere una storia che già si conosce è negare la potenza del cinema – spiega Costanzo -. La cosa che mi ha colpito profondamente del libro – prosegue il regista – sono le due immagini iniziali, dove Giordano riesce miracolosamente a mostrare l’archetipo del dolore di entrambi i personaggi, la caduta con gli sci di Alice e la scomparsa della sorella gemella di Mattia. Nel film ho provato a rendere l’identificazione nell’inadeguatezza, il tentativo che ognuno di noi compie per emanciparsi dai nostri dolori originari”. Per farlo, il regista mette in scena “lo stravolgimento anche fisico dei due protagonisti nel corso di un ventennio”, chiedendo ad Alba Rohrwacher e Luca Marinelli di dimagrire ed ingrassare vistosamente: “E’ la prima volta che arrivo ad un personaggio con un lavoro così drastico sul corpo – dice l’attrice – e credo sia stata una grande opportunità per arrivare a comprendere davvero, nel profondo, la figura di Alice e stabilire una forte empatia con Luca (Marinelli, ndr), con il quale ho condiviso un percorso poi visibile nel film”. Anche quella “distanza” cui fa riferimento l’attore, per la prima volta sul grande schermo: “Quando io ingrassavo, lei dimagriva, alla fine non abbiamo più mangiato insieme durante la lavorazione del film”.
Per quello che riguarda l’aspetto estetico del film, infine, Saverio Costanzo non fa mistero di aver guardato a Carpenter e Dario Argento per suggerire una certa ironia horror all’irrapresentabilità del dolore: “All’inizio del film c’è un brano inedito dei Goblin, poi il Morricone del tema portante de L’uccello dalle piume di cristallo, tutto per accompagnare quel senso di artificialità, di sintetico, che caratterizza i vari intrecci temporali del racconto. In fondo si intersecano momenti storici definiti (1984, 1991, 2001, 2008, ndr) e la musica doveva da una parte contestualizzare quelle date, dall’altra essere palese fonte di distrazione: era l’unico modo per potermi concedere quei 20 minuti finali di silenzio totale”.
Stasera in Concorso per il pubblico, La solitudine dei numeri primi sarà in tutte le sale da domani, venerdì 10 settembre, distribuito da Medusa in 380 copie.

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