Sinigallia c’è

“Oggi la qualità è diventata un problema", confessa il musicista. Protagonista del doc Backliner di Fabio Lovino, ad Alice nella Città
Sinigallia c’è

“Oggi la qualità è diventata un problema come se fosse un difetto. Lo dice anche il mio manager”. Parola di Riccardo Sinigallia, giovane cantautore e produttore discografico, uno dei musicisti più importanti nel panorama musicale italiano degli ultimi anni. E’ lui il protagonista del doc di Fabio Lovino intitolato Backliner, che è stato presentato nella sezione Alice nella città della Festa del cinema di Roma.

Da Valerio Mastandrea a Caterina Caselli e poi ancora Laura Arzilli, Coez, G-Max, Marina Rei, Renato De Maria, Filippo Gatti, Carlo Martelli, Francesco Zampaglione, Francesco Motta, Daniele Sinigallia, Frankie Hi-Nrg, Ice One e Piergiorgio Bellocchio, sono in tanti a raccontarcelo in questo film, che andrà in onda prossimamente in prima tv su Sky Arte. 

“Ho fatto anche altri documentari, ma di lavoro faccio il fotografo di artisti e quando andavo in giro per i festival cercavo sempre giovani attori o registi nelle sezioni parallele, persone che non fossero già conclamate e di successo”, dice Fabio Lovino, che ha scelto di raccontare la storia di Sinigallia perché: “Siamo amici da anni e mi ha donato molto con la sua musica e la sua poesia”.

“Il lavoro di Fabio è interessante perché racconta un lungo lasso di tempo e mi ha davvero commosso l’amore delle persone presenti nel doc. Lui spesso veniva ai miei concerti, nei backstage e mi riprendeva. E’ perfino venuto con me sul treno per Milano”, racconta Sinigallia che poi specifica: “Sono una persona che ama sia stare sia dietro che davanti al palcoscenico. Basta che ci sia una motivazione e che non sia una cosa gratuita”.

“Riccardo mi ha aiutato perché ha il dono della sintesi. Ha una semplicità espositiva che ho adorato. Ho girato tanto e poteva risultare troppo lungo e ridondante, ma lui mi ha anche aiutato a tagliare”, dice Lovino a proposito del lavoro che poi ha fatto dopo le riprese. 

Tanto materiale raccolto. Tante testimonianze. E un unico grande assente: Federico Zampaglione, il cantante dei Tiromancino. Gruppo con cui nel 2001, subito dopo il clamoroso successo dell’album La descrizione di un attimo, Sinigallia ruppe. “Era meglio in foto”, scherza il cantautore, poi facendosi più serio spiega: “Non si può più spiegare quello che è successo e il perché ci sia stata una rottura. Non lo so più neanche io. Sono stato io a dire a Lovino di mettere solo le persone con cui non c’era stato un problema storico e di relazione. E con lui c’è stato un problema storico come con Niccolò Fabi e Max Gazzè. Ma allo stesso tempo sono stato io a dirgli di mettere le loro foto nel film”.

Poi sulla differenza tra il cinema e la musica: “Il cinema ha un’autonomia culturale che la musica non ha mai avuto perché è suddita della cultura anglo-americana. Il cinema italiano invece con il neorealismo ha dettato legge. Ma purtroppo la canzone italiana non è stata tutelata”. 

Infine Sinigallia conclude: “Sento che negli ultimi anni c’è stata una rivalsa dell’antipoetica. Ormai è tutto semplificato e in questo ventennio la cultura si è abbassata. Ma la non qualità è davvero difficile da sopportare e la mia è una piccola resistenza a tutto questo”.

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