Simona Ventura, regista

La conduttrice esordisce al Lido con un mediometraggio sul Covid a Bergamo: "La regia di documentari la mia nuova sfida"
Simona Ventura, regista

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Sono sempre stata curiosa e sono sempre in movimento, ho bisogno di trovare nuove occasioni, nuove sfide per non annoiarmi e voglio tenere viva la mia creatività. Da qui la decisione di intraprendere la strada della documentarista”. Simona Ventura, tra le più popolari conduttrici della tv, esordisce alla regia con “Le 7 Giornate di Bergamo”, un docufilm di un’ora e 6 minuti sul drammatico impatto della pandemia da Covid in Lombardia nelle prime settimane dell’emergenza sanitaria e in particolare sulla costruzione in soli 7 giorni alla fine del marzo 2020 dell’ospedale alla Fiera di Bergamo ad opera degli Alpini coadiuvati da artigiani, imprenditori e tifosi dell’Atalanta.

Il documentario è tra le proiezioni speciali alla 78esima edizione della Mostra del Cinema e SuperSimo lo ha presentato in una conferenza stampa all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia con gli autori del documentario Giovanni Terzi, Luigi e Ambrogio Crespi e Natascia Turato.

“Mi piace trovare storie da raccontare e sono rimasta folgorata dalla vicenda di Sergio Vizzini, responsabile nazionale della sanità alpina dell’Associazione Nazionale degli Alpini, relativa alla costruzione dell’ospedale bergamsco durante la fase più dura del lockdown. E’ una storia dolorosa per tanti aspetti ma di grande valore, perchè testiimonia generosità, solidarietà e unione”, ha raccontato Ventura, che nella direzione dell’opera è stata supportata da due giovani assistenti alla regia, Niccolò Crespi e Michele Saulle. “Abbiamo lavorato molto sulle immagini, attingendo a quelle di repertorio, magari sconvolgenti come i camion dell’Esercito che portavano via le bare, e altre che invece infondono speranza”. Il docufilm si conclude con un messaggio di “fiducia nel futuro”, sulle note di una canzone inedita di Francesco Tricarico scritta durante il lockdown. “Ogni volta che ascolto questa canzone che fa da colonna sonora alle immagini del mio film io mi commuovo”, ha confessato la presentatrice televisiva.

“C’è tanto da raccontare sulla pandemia e noi abbiamo scelto un esempio tra i tanti progetti di solidarietà realizzati – ha evidenziato Simona Ventura – E io ne traggo un messaggio di speranza: quando il nostro Paese si unisce non ce n’è per nessuno, perché mostriamo forza. Siamo spesso divisi ma di fronte a un’emergenza gli italiani si uniscono e fanno cose straordinarie”.

Il capitano degli Alpini Sergio Rizzini è il protagonista del docufilm, che dialoga con la neo regista, lui che è stato testimone delle fasi più angoscianti del Covid nel bergamasco durante il lockdown del tardo inverno di un anno fa. Era il 17 marzo 2020 quando il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, fece richiesta per autorizzare l’installazione di un presidio medico all’interno della Fiera di Bergamo. Il giorno dopo, il 18 marzo – mentre iniziavano a circolare le inquietanti immagini dei camion militari che trasportavano le bare dei morti Covid verso i forni crematori di altre città – gli Alpini fecero il sopralluogo e progettarono l’ospedale: in quattro giorni quattro progetti diversi e dal 23 al 30 marzo la sua realizzazione, il 2 aprile l’inaugurazione. “Simona ha raccontato la sensibilità di un popolo che in quel momento sentiva la necessità di testimoniare la massima solidarietà. Simona descrive un miracolo, quello di un ospedale realizzato in sette giorni con i più alti standard tecnici”, ha spiegato Rizzini in conferenza stampa.

Il documentario sarà trasmesso in Italia e con molta probabilità anche all’estero. “Siamo a Venezia anche per incontrare i distributori sia italiani che stranieri e devo dire che c’è molto interesse”, ha anticipato Simona Ventura, annunciando che questo sarà solo il primo di altri progetti. “Ho in mente due o tre argomenti, da affrontare anche attraverso interviste, per realizzare nuovi documentari. Quanto all’idea di girare delle fiction, per ora no ma non lo escludo, magari in un futuro prossimo. Mai dire mai nella vita, pur consapevole che io agisco con umiltà. Valuterò ogni altra proposta, anche perchè io non voglio rimanere in tv fino a tarda età”. “Abbiamo già delle idee con dei temi forti che nessuno si aspetterebbe da me – ha aggiunto – C’è tanta voglia di contenuti sia in tv che online e noi siamo pronti a realizzare contenuti per le varie piattaforme”.

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Simona Ventura si è esposta anche come “convintissima” Sì Vax: “Non vedevo l’ora di fare il vaccino, nella nostra famiglia tutti sono vaccinati. Io credo fermamente nella necessità di vaccinarsi”. E sulle polemiche che l’hanno coinvolta ha tagliato corto: “Sicuramente avrò ricevuto degli attacchi ma io non leggo i commenti”. E ha aggiunto: “Dico sì al green pass per tutte le attività. Con il green pass possiamo entrare dappertutto e serve per far ripartire tutto. Io sono per il rispetto delle regole”.

Alla conferenza stampa di presentazione del docufilm è intervenuta anche la ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini. “Come lombarda e da italiana dico grazie per questa opera che ci porta indietro nel tempo e ci fa rivivere pagine molto significative e indelebili nella nostra memoria. Al tempo steso – ha dichiarato la ministra – questo documentario induce un messaggio di fiducia perchè realizzare un ospedale in 7 giorni è un mezzo miracolo. Gli Alpini sono sempre in prima fila nelle situazioni bisogno, hanno una capacità straordinaria di realizzare opere importanti con grande generosità e abnegazione”.

“Grazie a Simona Ventura per aver voluto portare sugli schermi questa straordinaria pagina della solidarietà italiana – ha concluso Gelmini – Questa pandemia ha mostrato anche il volto di un’Italia resiliente”.

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1 Comment on "Simona Ventura, regista"

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EUGENIA GUIZZETTI
Ospite

non condivido si sia ancora una volta sfruttato il dolore di Bergamo per farsi pubblicita’ e guadagno…anche la passerella di Venezia e’ una vergogna ….mi hanno deluso gli Alpini i politici il monsignore che vi hanno partecipato….e poi lo scandalo delle bare ….nel filmato originario non erano le bare di Bergamo questo dimostra la non sensibilita’ di chi ha realizzato il documentario.

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