Shakespeare al tempo dei serial

Dal Damian Lewis di Homeland allo sceneggiatore di Downton Abbey: tutti alla corte del Romeo & Juliet di Carlo Carlei
11 Novembre 2013
Shakespeare al tempo dei serial
Romeo & Juliet

Shakespeare al tempo dei telefilm: parte del cast di Romeo & Juliet di Carlo Carlei è “in prestito” dal piccolo schermo, compresi il protagonista Douglas Booth (Great Expectations) e Damian Lewis (Lord Capuleti), vincitore di Emmy e Golden Globe per Homeland, la serie tv preferita del presidente americano Barack Obama. La sceneggiatura è firmata dal Premio Oscar Julian Fellowes, raffinata penna di Downton Abbey, il gioiellino televisivo britannico con Maggie Smith. Ecco allora come questi rappresentati di prodotti seriali d’eccellenza provano a dare nuova linfa alla tradizione con il film prodotto da Swarovski Entertainment in associazione con Rai Cinema e Indiana Production Company. “La nostra rivisitazione non pretende di rivoluzionare il testo – spiega Fellowes – ma prova a dare una diversa interpretazione della tradizione. Trasportando un libro al cinema ci si imbatte inevitabilmente in una trasformazione ma questa volta vogliamo che sia accessibile a tutti, non solo agli adolescenti. Il tema del primo amore, d’altronde, è universale”.“Shakespeare ha tantissime potenzialità nelle sue opere – gli fa eco Carlei – e questa pellicola prova a sviluppare i dialoghi attingendo a un livello profondo con un’incredibile sensibilità che fa la differenza fornendo un approccio più realistico. Non ho paura dei paragoni”.Il confronto con le riscritture passate, quindi, non preoccupa la produzione né il cast, come spiega Booth: “Siamo davanti ad una storia epica e per darle vita è importante focalizzarsi su questa versione senza guardare indietro, quasi dimenticando quello che è stato fatto”.“Fin da subito – confida Lewis – sono stato attratto da questo progetto e dalle sfumature umane del mio personaggio, comico e tirannico al tempo stesso, appassionato e disperato. Non proprio una pausa da poco rispetto ad Homeland, ma di sicuro è stato più piacevole recitare a Mantova che in North Carolina. Il telefilm, comunque, ha in sé gli elementi della tragedia, anche di quella greca, e non solo di Shakespeare, che non ha l’esclusiva nel raccontare storie complesse sui drammi dell’umanità. Va riconosciuto alla televisione un ruolo fondamentale nell’educazione dei ragazzi: il taglio novellistico per una generazione poco abituata alla lettura permette di raccontare loro storie profonde rendendoli protagonisti”. La familiarità con la materia da parte dell’interprete inglese, compagno di studi di Daniel Craig e Joseph Fiennes, è legata comunque alla Royal Shakespeare Company: “Il mio secondo lavoro è stato interpretare Romeo, ma ammetto che Douglas è stato più bravo di me”.

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