Se l’antimafia va a zappare

"Il bene e il male esistono, ma le persone possono cambiare", dice Giulio Manfredonia. Che porta in sala La nostra terra con Accorsi e Rubini
11 Settembre 2014
Se l’antimafia va a zappare
La nostra terra

“Quando affronti un argomento complicato con idee precostituite, ti imbatti in qualcosa di diverso, più complesso. Siamo stati a Corleone, Casal di Principe, ebbene, prendere posizione si deve, il bene e il male esistono, ma le persone possono cambiare, e il percorso è culturale”. Parola di Giulio Manfredonia, che il 18 settembre porta in sala La nostra terra, prodotto da Lumière & Co. con Rai Cinema, distribuito (80 copie) da Visionaria e Videa, interpretato da Stefano Accorsi e Sergio Rubini. Protagonista Filippo (Accorsi), che da anni lavora nell’antimafia al nord per una cooperativa: chiamato controvoglia a dirigere la riconsegna alla legalità di un podere nel Sud confiscato a un boss (Tommaso Ragno), conoscerà l’ex fattore Cosimo (Rubini) e la bella Rossana (Maria Rosaria Russo)…“Una storia vera, che parla di mafia in senso lato: mentalità, modo di organizzare la società. Sullo schermo, è una strana antimafia, fatta lavorando, coltivando zucchine e pomodori: pragmatica, dire senza parlare, testimoniare. Ed è un’antimafia in positivo: non repressione, ma proposta di un modello differente. Qui si ride, affrontiamo la storia con leggerezza”, dice Manfredonia, sottolineando di aver girato varie cooperative, dalla Placido Rizzotto in Sicilia a quella di Mesagne “che ha una storia molto simile a quella che raccontiamo:  le terre erano state confiscate al tesoriere della Sacra Corona Unita, ma la moglie rimase proprietaria della masseria, dove lui finì ai domiciliari”. E precisa: “Questa non è la storia di Libera, ma è ispirata a tante storie, a tante cooperative”. Comunque, il fondatore dell’associazione Libera don Ciotti sarà presente all’anteprima di lunedì 15 settembre (ore 21) all’Anteo di Milano in diretta satellitare con 50 cinema del nostro Paese.
Sul versante attoriale, Accorsi parla di “un percorso interessante, l’arco del mio personaggio racconta qualcosa che mi sta a cuore: la terra ti dà tanto, ma chiede anche tanto al tuo corpo alla tua anima”, mentre Rubini spiega: “Oggi il Sud viene rappresentato o violentissimo o popolato di gente buona e tonta: il mio Cosimo sta nella zona grigia, ambigua. Il Sud non è solo violento o super accogliente, ma è pieno di contraddizioni”. Se l’autore delle musiche Mauro Pagani rileva come qui “ci sono tanti caratteri e colori molto forti, ho composto per tutti”, Manfredonia prima afferma come “non è giusto scrivere i personaggi sugli attori, sono questi ultimi a dover fare un passo verso il ruolo” e poi conclude: “La nostra terra non vuole esprimere un giudizio sul volontariato a distanza, dico solo che comprendere realtà così difficili da lontano è difficile”.

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