Salvatores secondo Torino

"Forse non sono dei capolavori, ma mi hanno cambiato la vita": il guest director del 34 TFF presenta i suoi Cinque pezzi facili
Salvatores secondo Torino

Non sono film normali i cinque scelti da Gabriele Salvatores per questa 34^ edizione del Torino Film Festival. Sono cinque opere che gli hanno impedito di diventare avvocato: così il regista di Mediterraneo, Nirvana (presente a Torino nella retrospettiva fantascientifica Cose che Verranno) e Il ragazzo invisibile ha presentato i suoi Cinque Pezzi Facili. Ovvero la sezione dedicata al guest director, ovvero un regista che per un anno diventa direttore straordinario del festival potendo scegliere una parte della programmazione.

Salvatores, dedicando la sezione al film di Bob Rafelson, ha sottolineato anche e soprattutto il periodo di riferimento della sua passione per il cinema: gli anni ’60 e ’70. “Mio padre aveva già preparato la targhetta sul suo studio legale – ha raccontato il regista – ma in quegli anni, con i capelli lunghi che avevo, quella musica e quel cinema che circolavano, pensare di fare l’avvocato era per me inconcepibile”.

E di quel cinema ha scelto una fetta consistente e significativa: a partire da Jules e Jim di Truffaut (il ménage à trois più bello e commovente della storia del cinema) e Blow Out di Antonioni (una delle riflessioni anticipatrici sulla falsità delle immagini, postmoderni ante-litteram) due capolavori che raccontano un’epoca, ma ancora di più la raccontano gli altri tre film: “Forse non sono dei capolavori, ma sono dei tasselli che mi hanno cambiato la vita”.

If… di Lindsay Anderson, il film rabbioso per eccellenza del Free Cinema inglese, Alice’s Restaurant di Arthur Penn, uno degli ultimi canti alla contro-cultura americana, e Fragole e sangue, uno dei film più rappresentativi delle battaglie dei movimenti studenteschi (quel meraviglioso canto Give Peace a Chance mentre la polizia prepara la carica): tre affreschi di un’epoca turbolenta e ricchissima. “In quei momenti, mentre da ragazzo guardavo quei film, sentivo che una canzone o il cinema potevano cambiare davvero la vita delle persone. E per questo ancora oggi penso che valga la pena fare cinema”. E di guardarlo, alla ricerca oggi come allora di pezzi, facili o meno, in grado di cambiare le regole del gioco.

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