Rubini e l’uomo nero

"Famiglia, nostalgia e pregiudizi", queste le parole chiave del nuovo film del regista pugliese. Sul set con Valeria Golino e Riccardo Scamarcio
15 Luglio 2009
Rubini e l’uomo nero

“E’ un film sulla famiglia, sulla nostalgia e i pregiudizi ma soprattutto credo abbia un profondo significato per la nostra contemporaneità”. Così Sergio Rubini ha presentato il suo nuovo film, L’uomo nero, attualmente in fase di realizzazione a Mesagne (Brindisi), prodotto da Bianca Film e Rai Cinema in collaborazione con Apulia Film Commission, scritto da Carla Cavalluzzi e Domenico Starnone, interpretato da Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Anna Falchi e Margherita Buy.
Il film racconta la storia di un uomo, Gabriele (Gifuni), che torna in un paesino della Puglia per l’estremo saluto al padre morente. E negli occhi del figlio torneranno i giorni della sua infanzia, con il padre pittore di talento ma che non è riuscito a realizzare i sogni sperati: frustrazione che si ripercuote sulla moglie (Valeria Golino) e sul figlio, che preferisce rifugiarsi dallo zio Pinuccio (Scamarcio), personaggio solare e scanzonato che vive in casa con loro, in cucina, dietro una tenda. “Tra gli anni ’50 e ’60 – dice ancora Rubini – dalle masse è emersa la voglia di mettersi in luce: in quegli anni nacquero tantissimi pittori, poeti, cantanti, tutti uomini della strada che furono snobbati dagli intellettuali. L’uomo della strada, emarginato, ha chiesto protezione altrove, alla destra, che gli ha dato attenzione ma non l’ha fatto crescere. E questa è la colpa della sinistra. Oggi c’è Amici, che dà un palcoscenico a chi non sa fare nulla”.

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