Roma, 14

"Il fascino della Garbo e la curiosità di una quattordicenne", per il presidente Laura Delli Colli; "Una Festa, nessuno come noi", per il direttore Antonio Monda
Roma, 14
Festa del Cinema di Roma

“Una Festa con una doppia anima: sul poster, l’icona Greta Garbo, ovvero fascino ed eleganza, ma anche una Festa 14enne, con la curiosità di una ragazza adolescente”. Così la presidente Laura Delli Colli presenta la quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 17 al 27 ottobre prossimi.

Dedicata agli scomparsi Raffaella Fioretta e Pietro Coccia, la manifestazione ricorderà anche il gesuita Virgilio Fantuzzi, come tiene a precisare il direttore artistico Antonio Monda. Che sciorina dati lusinghieri: “Negli ultimi tre anni due film della Festa, Moonlight e Green Book, hanno vinto l’Oscar, prima lo facevano altri festival. Nessuno come noi:  + 6% di pubblico l’anno scorso pubblico, + 30% negli ultimi 4 anni”. Una sola avvertenza, per Monda: “Chi cerca un festival rimarrà deluso, siamo aperti al nazionale-popolare ma anche all’arte alta, è una festa, dove i talents non vengono a promuovere, ma a condividere. Scommettono sulla Festa”. Alcuni numeri, sempre con il direttore: 25 paesi diversi, 37 prime mondiali, 3 internazionali, 19 registe donne. “La Fondazione è donna”, promette Laura Delli Colli, mentre Monda, parlando del film Hustlers, se ne esce così: “Jennifer Lopez non verrà, ma ci sono tante spogliarelliste”.

Tra le novità in cartellone, due format: Duel, ovvero duelli quali Fellini/Visconti, Garrone/Sorrentino, Ozu/Kurosawa tenuti da critici e registi; Fedeltà/Tradimenti, con scrittori quali Piccolo, Veronesi e Albinati che parlano di libri altrui.

Due le retrospettive, curate da Mario Sesti: Kore-eda Hirokazu, che incontrerà il pubblico, e Max Ophuls. Tra gli omaggi, Piero Tosi; Carlo Vanzina, con il doc di Antonello Sarno; Pontecorvo, nel decennale della morte, con Kapò; Zeffirelli, con La bisbetica domata; Ugo & Andrea, nel doc di Rocco Mortelliti, ovvero Gregoretti e Camilleri. Tra i restauri, Fellini Satyricon, Gruppo di famiglia in un interno di Visconti, Il mestiere delle armi di Olmi, Monda snocciola le pre-aperture, tra cui il 16 ottobre Jesus Rolls, con John Turturro (Jesus Quintana) e Bobby Cannavale a Roma, e The Report di Scott Z. Burns, mentre “l’orgoglio” è per The Irishman di Martin Scorsese, che passerà il 21 ottobre, presente il regista e, probabilmente, uno tra De Niro, Pacino e Pesci.

Due i premi alla carriera, Bill Murray che verrà insignito da Wes Anderson, e Viola Davis, i tradizionali incontri ravvicinati saranno con i due premiati, Fanny Ardant, Olivier Assayas, Ethan Coen, Benicio Del Toro, Bret Easton Ellis, Ron Howard (in cartellone il suo doc Pavarotti), Kore-eda, Edward Norton, che aprirà il 17 con la regia Motherless Brooklyn, Bertrand Tavernier, John Travolta e la coppia Jia Zhangke e Zhao Tao.
Incontro speciale anche per Lucia Bosè, tra le mostre quella dedicata ai Cecchi Gori, di cui si vedrà anche il doc di Marco Spagnoli. Uno dei fil rouge della quattordicesima Festa riguarda la musica, tra gli altri, con i doc sui Negramaro, Nick Drake, con show case di Manuel Agnelli, e Bruce Springsteen (Western Stars).

E gli italiani? Cristina Comencini, che chiude con Tornare; Alessandro Piva con Santa subito, su un caso aberrante di femminicidio (realizzato col bando “Social Film Fund CON IL SUD”, promosso da Fondazione Apulia Film Commission e Fondazione CON IL SUD); Guido Lombardi con Il ladro di giorni, protagonista Riccardo Scamarcio. Nella collaterale Riflessi, poi, Bar Giuseppe di Giulio Base, il rockumentary sui Nirvana a Marino I wish I was like you, Il terremoto di Vanja di Vinicio Marchioni.

Budget in linea con quello del 2018, ovvero tre milioni e ottocentomila euro tra finanziamenti pubblici e sponsor privati, Roma 14 mette in cartellone anche Downton Abbey, Honey Boy, Judy, con Renée Zellweger nei panni della Garland, Vrba di Milcho Manchevski, Nomad di Werner Herzog, su Bruce Chatwin. Il film che Monda avrebbe voluto, ma non c’è, è J’accuse di Roman Polanski: “L’ho inseguito tanto, incredibile non gli abbiano dato il Leone d’Oro a Venezia”.

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