Ritratto Rosso, immortalare Fellini

Inaugura nello storico Teatro 1 di Cinecittà la mostra fotografica e multimediale con oltre sessanta scatti di Elisabetta Catalano. "Il titolo si riferisce ai provini che lei marcava per poi scegliere quello che preferiva", dice il direttore artistico Emanuele Cappelli
Ritratto Rosso, immortalare Fellini
RITRATTO ROSSO - -FELLINI SUL SET DE LA VOCE DELLA LUNA, 1990 - © Elisabetta Catalano

Un doppio ritorno: quello di Fellini a Cinecittà, ma soprattutto un ritorno al pubblico. La grande mostra fotografica e multimediale Ritratto Rosso. Elisabetta Catalano guarda Federico Fellini apre negli studi di Cinecittà, nello storico Teatro 1, e si potrà visitare fino al 21 marzo.

Un inedito percorso iconico, con oltre sessanta fotografie, alcune di grandissimo formato, provenienti dall’Archivio Catalano, diversi video e un allestimento cinematografico che racconta il rapporto elettivo tra il genio del nostro cinema ed Elisabetta Catalano, la grande fotografa internazionale, regina del ritratto fotografico, da cui  probabilmente più di chiunque altro Fellini amò farsi inquadrare e immortalare.

Elisabetta Catalano

“Questa mostra è una scommessa vinta per tutti noi- dice il curatore Aldo Ponis-. E’ stato difficile aprirla dopo la pandemia e dopo tutto quello che è successo”.

Come si dice: meglio tardi che mai. L’esposizione, realizzata da Istituto Luce Cinecittà,  avrebbe dovuto inaugurarsi a dicembre 2020, a conclusione dell’anno che ha celebrato in tutto il mondo i cento anni di Federico Fellini, ora finalmente apre le porte. Un percorso che mostra cinque set di film felliniani che la fotografa fu chiamata a documentare:    (1963), Fellini Satyricon (1969), Prova d’orchestra (1979), La città delle donne (1980), La voce della luna (1990), con una curiosa appendice per Intervista (1987).

RITRATTO ROSSO – FELLINI, RITRATTO IN STUDIO, 1973 ©Elisabetta Catalano

“Fellini e la Catalano avevano una comunanza particolare: lavoravano sul ritratto, sull’espressione e sulla faccia. Lui si affidava a lei e riconosceva che lei in qualche modo faceva lo stesso lavoro che lui faceva sugli attori e sulle comparse”, prosegue Ponis. E Raffaele Simongini, che insieme a Laura Cherubini, si è occupato dei testi e della ricerca scientifica e iconografica, aggiunge: “Fellini diceva: ognuno ha la faccia che gli compete. Tutte le facce sono sempre giuste. La vita non sbaglia facce”.

A tal proposito Laura Cherubini racconta come è nato l’incontro tra Fellini e la Catalano. “Lei era giovanissima e di grande bellezza. Non voleva fare l’attrice e sul set spesso si annoiava per cui durante gli intervalli cominciava a fotografare. Uscirono fuori delle foto straordinarie. E’ stata una bravissima ritrattista che ha provato a riportare in superficie i segni dell’interiorità. Questa mostra si muove su un doppio canale: quello dei ritratti e quello dei set cinematografici”.

Nell’esposizione anche i provini delle fotografie, da cui poi la fotografa sceglieva l’immagine speciale che sarebbe andata in stampa. Decine di negativi, assiepati nello stesso provino, su cui raramente campeggia un cerchio, un segno, un deciso tratto a matita rossa: quello della foto da stampare. Altri elementi suggestivi: la ricostruzione di una sezione dello studio della fotografa e i fondali originali utilizzati da Catalano per i ritratti. Grandi pannelli screziati, pittorici, davanti ai quali posavano i suoi modelli con effetti cromatici potenti e poetici.

RITRATTO ROSSO – Fellini e Mastroianni sul set de La città delle donne © Elisabetta Catalano

“Il titolo Ritratto Rosso si riferisce ai provini che lei marcava per poi scegliere quello che preferiva. Il tempo è il soggetto che ha guidato la suddivisione degli spazi, sia su un piano orizzontale che verticale, e mette in luce l’aspetto magico di Fellini”, conclude il direttore artistico Emanuele Cappelli.

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