Regressione Amenábar

Dal 3 dicembre in oltre 200 sale Regression, il ritorno del regista spagnolo all'horror: "Ma la realtà - dice - fa più paura"
Regressione Amenábar

Sei anni dopo Agora, altro film sul dilemma tra fede e ragione, e quindici dopo The Others, Alejandro Amenàbar torna dietro la mdp e al genere che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo grazie a opere come Tesis e Apri gli occhi. Parliamo ovviamente del thriller, nello specifico di Regression, scritto e diretto dal regista iberico, che Lucky Red porterà in oltre 200 sale italiane dal prossimo 3 dicembre.
Prodotto da Spagna e Stati Uniti (20 milioni di euro il budget), girato a Toronto nello stile visuale dei vecchi film degli anni ’70 e ispirato ad eventi realmente accaduti in Minnesota all’inizio degli anni ’90, Regression parte da una denuncia di violenza sessuale su una minore (Emma Watson) per scoperchiare una presunta rete di satanisti operante in molte cittadine americane. Sul caso indagano un detective (Ethan Hawke) e uno psicologo (David Thewlis).  "Regression" Day 19 Photo: Jan Thijs 2014
“Era da tempo che volevo fare un film sul demonio – ha detto Amenabàr nell’incontro stampa a Roma – ma ho accantonato il progetto più volte. Ho letto tante cose sul satanismo, persino la Bibbia satanica da cui ho preso alcune informazioni relative alle messe nere che si vedono nel film, ma dopo un po’ ho smesso. Finché non ho trovato la chiave giusta.”
Una chiave psicologica: “Guillermo Del Toro ha detto che ci sono film in cui il diavolo viene da fuori e film in cui viene da dentro. Regression è decisamente questo secondo tipo film”, spiega il regista, che nel toccare il tema delle sette precisa come non abbia “voluto enfatizzare il discorso sul fanatismo religioso, nonostante l’influenza della chiesa evangelica negli Stati Uniti sia molto forte”, né prendere posizione tra fede nel razionale e fede nell’irrazionale: “Credo in entrambi”.
Regression semmai “parte da una caccia alle streghe, riflette sulla fragilità dei ricordi e sul modo in cui possono distorcere la realtà e si chiede infine che cosa faccia realmente più paura: la volontà di ingannare o quella di farsi ingannare?”.  Si tratta in sostanza di un’operazione che gioca con i cliché e le atmosfere dell’horror movie classico per riflettere sul modo in cui si esercita e si diffonde la paura. Talvolta in modo non giustificato: “Questo meccanismo decostruttivo è la parte della sceneggiatura che ha convinto Ethan Hawke ad accettare il ruolo: pur avendone fatti diversi, a lui gli horror non piacciono”. E ad Amenàbar? “Io li amo, ma alla fine sono soltanto dei film. Mi fa più paura la realtà, l’Isis, la cattiveria di cui noi esseri umani siamo capaci”.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy