[REC] 2, orrore in Laguna

"La realtà esiste non per essere vissuta, ma raccontata", dicono Plaza e Balaguerò. In Mostra con la paura ai tempi di YouTube
2 Settembre 2009
[REC] 2, orrore in Laguna

Jaume Balaguerò e Paco Plaza: l’horror sbarca in Laguna, con il sequel [REC] 2, nelle nostre sale da gennaio 2010 con Mediafilm. Sempre nell’ottica di mantenere la stessa atmosfera serrata e “soggettiva” dell’originale,  [REC] 2 evolve con l’introduzione di più telecamere e dunque più punti di vista e maggior movimento. Mentre nel primo episodio “lo spettatore – dice Balaguerò – assisteva ad un reportage televisivo come se fosse reale, adesso la visione soggettiva serve a provocare la sua immersione all’interno della pellicola. La realtà esiste per essere raccontata ed esibita non per essere vissuta”. Vale a dire, prosegue il regista, “rispecchiamo l’era di Facebook, You Tube in cui il vero perde valore e si confonde con la finzione. E’ come se lo spettatore esigesse un ruolo, un potere nuovo: non si limita a guardare, ma richiede un suo intervento attivo. E l’industria risponde con nuove tecniche di ripresa”.
Se “il mondo dei videogiochi ha molto influenzato la resa dell’intero film, con le telecamere sul casco”, un motivo fondamentale del sequel “è quello soprannaturale-spirituale, già presente nella prima pellicola (il virus): [REC] 2 approfondisce la tematica legata all’universo ecclesiastico e demoniaco”. Sullo stile, i due registi spagnoli, che ora dicono di voler proseguire separatamente la proprie carriere, “nonostante questa esperienza in coppia sia stata del tutto positiva”, affermano che “l’utilizzo del night shot permette di vedere di più e rappresenta una sorta di occhio spirituale, che ricorda una realtà altra, che forse non vogliamo vedere”.
Definendolo “film d’autore, non nel senso intellettuale del termine ma  perché, nonostante il piacere di ascoltare i suggerimenti degli appassionati, scritto e diretto dai registi in persona”, [REC] 2 è il primo dei numerosi horror che approderanno al Lido: “Il genere non deve mai superare la definizione di film. Indipendentemente dalle etichette e dai generi, ogni film è un prodotto cinematografico e dunque dovrebbe essere accolto con benevolenza al festival. Come è accaduto qui a Venezia”.

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