Questo Faenza ti sarà utile

"L'Italia ormai non esiste più, e il mio James è un indignato", dice il regista. Da New York a Roma con l'adattamento da David Cameron
2 Novembre 2011
Questo Faenza ti sarà utile
Il regista Roberto Faenza

“Il nostro mondo non sta più in piedi: non solo le banche, ma i valori. E l’Italia ormai non esiste più: tra pochi giorni, ritorneremo al Dopoguerra, e ci toccherà una nuova ricostruzione”. Così il regista Roberto Faenza presenta il suo nuovo film, in concorso al Festival di Roma e dal 24 febbraio 2012 in sala con 01 Distribution: Un giorno questo dolore ti sarà utile, ispirato al romanzo omonimo di David Cameron.
Protagonista, è l giovane James (Toby Regbo): intelligente, sensibile e non “normale”, almeno per i parametri degli adulti. Ma chi è James? “Un antesignano degli indignati, che la gente non capisce e riduce a psicopatico: per fortuna, capirà che non è lui che sbaglia, ma gli altri. Io mi identifico totalmente in lui”, sottolinea Faenza. Che gli mette intorno una variegata famiglia, densa di nomi illustri made in Usa e premi Oscar: una madre gallerista (Marcia Gay Harden) e perdente in amore (Stephen Lang),un  padre (Peter Gallagher) che corre dietro alle ragazze, una sorella (Deborah Ann Woll) che ha una storia col professore di semiotica e, per fortuna sua, una nonna anticonformista e misteriosa (Ellen Burstyn). Dopo qualche disastro consumato tra chat per cuori solitari e gite per cervelloni, James troverà aiuto in una life coach (Lucy Liu), che farà emergere una domanda risolutiva: “Se io sono un disadattato, allora gli altri cosa sono?”.
Produzione italoamericana (Milena Canonero, Elda Ferri e Ron Stein) che segna il secondo set newyorkese per Faenza dopo Copkiller (1983), annovera anche la cantante Elisa, che interpreta le musiche di Andrea Guerra: “E’ stato il mio pilota tra i brani che ho cantato, sentendomi la protettrice, la voce interiore di James. E’ stato molto bello, per me immagini e musica sono una sola cosa”.
Viceversa, Faenza torna sul personaggio di James, cui è affidato “il contrasto tra il mondo degli adulti e dei giovani, passato e futuro. Per i grandi, è un diverso, ma lui semplicemente non vuole seguire il tragitto di chi gli sta attorno: non famoso, né ricco, compromesso o plagiato”. Da qui, l’attualità romanzo, “perché il mondo del passato va a rotoli, e quello del domani va reinventato: James non vuole perpetuare il cammino degli adulti, preferirebbe fare il calzolaio anziché speculare  a Wall Street”.
Ma com’è stato girare questo film a New York? “Innanzitutto, è un film fatto da donne: Ferri, Canonero, e poi Avy Kaufman per il casting: sono stato un regista in automatico, ho trovato tutto pronto e- scherza Faenza – mi son detto: che ci sto a fare qua?”. Comunque, ha trovato “una New York difficile dopo l’11 settembre, soprattutto per noi italiani: non c’è reciprocità, Woody Allen viene qui, e fa come gli pare, noi su una troupe di 105 persone abbiamo potuto portare solo due italiani…”. Quindi? “Anziché di scemenze, i nostri ministri si occupassero di poter fare lavorare gli italiani all’estero: il nostro apparato politico nella sua insipienza totale ignora il nostro potenziale”. Perché allo stato attuale, aggiunge Elda Ferri, “non c’è un contratto di coproduzione con gli Usa: confido che il nostro dipartimento dello spettacolo si ponga il problema”.
Tornando al versante artistico, Stephen Lang, volto di Avatar e Terranova, trova “interessanti i registi italiani e tedeschi che hanno idee proprie sull’America: pensiamo a Sergio Leone, che ha decostruito il nostro Paese aiutandoci a capire l’America” e sottolinea: “Importante è che tra attore e regista ci sia fiducia, solo questo. E io l’ho avuta”, mentre Deborah Ann Woll (True Blood) parla di “barriera linguistica, ma ho avuto fiducia in un regista con una visione specifica” e la Canonero stigmatizza “il deserto che con 80 film all’anno oggi è diventato il cinema italiano: dobbiamo emigrare all’estero, il governo passi le leggi adatte”.
Ultima parola a Faenza, perché Un giorno questo dolore ti sarà utile è un film che in molti sentono politico: “Oggi politica è una brutta parola, bisogna riportarla alle sue origini, solo così questo mi sembra un film politico, ovvero un atto d’amore verso la ricostruzione di un mondo migliore. Da affidare ai ragazzi”.

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