Questi Mostri anni

I vizi della società italiana in un omaggio a Risi e Scola. Abatantuono: "La realtà ha superato l'immaginazione"
24 Marzo 2009
Questi Mostri anni

16 episodi, tre dei quali sono un omaggio esplicito ai capolavori di Risi e Scola che lo hanno preceduto. Tra ricchi cafoni e poveri diavoli, I Mostri oggi di Enrico Oldoini prova a raccontare i nuovi vizi della società italiana con l’aiuto dei grandi nomi del cast, fra cui quelli di Diego Abatantuono, Sabrina Ferilli, Giorgio Panariello, Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Carlo Buccirosso e Neri Marcorè. Il film, che uscirà venerdì in 420 copie per la Warner Bros, non intende però cavalcare l’onda dell’attualità. “Siamo stati molto attenti a non basarci sulla cronaca che scorre e se ne va, e da cui già la tv prende ampio spunto per sketch e caricature”, spiega il regista, coautore della sceneggiatura insieme, tra gli altri, a Silvia Scola e Giacomo Scarpelli. “Se i due grandi predecessori del film – spiega Abantatuono – si basavano su episodi di fantasia, ora la realtà ha superato l’immaginazione, dando vita a tante mostruosità”. Rispetto all’epoca di Risi, tra l’altro, stavolta il mostro è anche donna: “Nel frattempo c’è stata la rivoluzione sessuale”, afferma Silvia Scola, sottolineando come non sempre i cambiamenti siano stati per il meglio. “Di mostri ce ne sono tanti – assicura poi Bisio – ma noi ci siamo concentrati sulle piccole mostruosità, sul lato grottesco dei nostri tempi piuttosto che su quello drammatico, come i politici che si presentano in Parlamento con un cappio o i medici in tv secondo cui l’omosessualità è una malattia”. Angela Finocchiaro preferisce invece sottolineare i punti di contatto con I Mostri del ’63: “Gli italiani continuano a saccheggiare la vita piuttosto che scoprirla. Ci sono sempre un’ignoranza cosmica e una tendenza a non sentirsi nazione, a lamentarsi e a trovar scuse per convincersi di essere più intelligenti della media e non ammettere di far parte di un sistema”. “Purtroppo non ho visto tutto il film. Ho fatto tardi perché ho i lavori a casa, la sto ampliando del 20%”, conclude ironicamente Neri Marcoré, individuando “il tratto comune dei nostri tempi” – la nuova mostruosità – nel sempre maggiore scollegamento dalle persone dal mondo reale: “ormai il sistema più diffuso per risolvere i problemi è non considerarli, fare finta che non ci siano e dimenticare che si accumuleranno fino a scoppiare”.

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