Quel furbetto di Gere

"Norman sono io. Ogni personaggio che interpreto devo sentirlo sulla pelle", dice il divo USA. A Roma per presentare il film di Joseph Cedar
Quel furbetto di Gere
Richard Gere a Roma - Foto Pietro Coccia

“Abbiamo portato questo film in molti Paesi e ovunque mi hanno chiesto: perché Norman è così fastidioso? Ogni cultura vorrebbe allontanare un personaggio come lui. Il mondo di oggi è costruito sulle trattative, sui compromessi. Tutti sanno che niente è gratuito. Il nostro presidente non è spinto da un senso di giustizia, ma dalla necessità di scendere a patti. In un certo senso è positivo, perché rappresenta lo specchio di una società da migliorare. Norman è un imbroglione dal cuore sincero, non vuole manipolare le persone per rovinarle. Lui vorrebbe rendere felici gli altri”.

Richard Gere è il protagonista de L’incredibile vita di Norman, diretto da Joseph Cedar. Il film uscirà nelle sale italiane il 28 settembre, distribuito in 150 copie da Lucky Red.

“L’amicizia è un sentimento potente che deve cedere il passo a questioni più importanti, come la pace in Medio Oriente. Il nostro antieroe rischia di rimanere scottato”. Norman, un faccendiere di New York, vende i propri servigi in cambio di favori. La sua vita è un muro impenetrabile di bugie e molto presto l’ambiguità prende il sopravvento. Dove vada a dormire la notte rimane un mistero. Forse nella cantina di una sinagoga, forse da un “amico” incontrato poche ore prima: la scalata verso il successo è impervia.

“Norman sono io. Ogni personaggio che interpreto devo sentirlo sulla pelle. Accetto suggerimenti dagli altri e, per un giorno, il regista e il costumista possono provare a farmi recitare o vestire in modi diversi. Ma l’ultima parola è sempre la mia. Questo è il mio lavoro”. Il regista Joseph Cedar voleva in qualche modo cambiare i tratti del volto di Gere. “Ero appena tornato dall’India, dove avevo incontrato l’attore Aamir Khan, un mio amico. Nel suo ultimo film, lui aveva interpretato un alieno con le orecchie a sventola. Così mi è venuta l’idea, e ne hanno realizzate un paio in plastica da mettere sotto i capelli”.

Norman è un uomo ambizioso che vaga per la Grande Mela nel tentativo di raggiungere traguardi impossibili. “Lui è un tipico newyorchese. Ne ho visti tanti: è ebreo, originario dell’Upper Westside e non è stato difficile prepararmi per il ruolo. Ho scavato nella memoria e Norman si è materializzato davanti a me”. Tutti conosciamo un personaggio come lui, che cerca di fare l’arrampicatore sociale e millanta conoscenze ai piani alti. “In ogni parte del pianeta esiste un Norman. È universale”.

Si parla anche di Oscar. “Un premio di questo tipo mi servirebbe per continuare a realizzare un numero sempre più alto di film indipendenti. I budget si sono abbassati e i tempi di lavorazione sono ridotti. Si gira in venti giorni con cinque milioni di dollari, che in America è pochissimo. Ho sempre preso parte a film difficili, drammatici, e oggi gli Studios non vogliono più imbarcarsi in queste imprese. E poi io non ho più vent’anni, ma quasi settanta”. Parola dell’ufficiale gentiluomo che ha appeso gli abiti eleganti nell’armadio per dare spazio ai vinti, a tutti quelli schiacciati da un mondo classista.

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