Pupi Avati apre Castiglione Cinema 2021

Il regista inaugura la quarta edizione di RdC incontra presentando Lei mi parla ancora al Teatro Morlacchi di Perugia: "Ho cercato disperatamente di raccontare cosa significa 'per sempre'"
17 Giugno 2021
Festival, In evidenza
Pupi Avati apre Castiglione Cinema 2021
Pupi Avati (foto di Karen Di Paola)

La quarta edizione di Castiglione Cinema – RdC incontra parte da Perugia, dal palcoscenico dello spettacolare Teatro Morlacchi. “Il nostro cuore è nella provincia – spiega Mons. Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo che promuove il festival a Castiglione del Lago – e ci piaceva che quest’avventura così bella passasse anche per il capoluogo umbro. Il Paese non può ripartire se non si riparte dalle comunità lontane dal centro”.

È un teatro pieno e caloroso quello che accoglie Pupi Avati, il primo ospite di questa edizione: arriva a Perugia per presentare Lei mi parla ancora, il suo ultimo lavoro pensato per il grande schermo e uscito direttamente in televisione a causa della pandemia. Un film che, come sottolineato da Federico Pontiggia che ha dialogato con il regista sul palco, nei mesi del Covid-19 sembrava parlare di ciò che ci stava accadendo (“Una coincidenza imprevedibile” spiega il regista), rivolgendosi alla parte più autentica di noi: il rapporto con chi se ne va, l’esplorazione di territori solo evocabili, la convivenza con i fantasmi.

Federico Pontiggia e Pupi Avati sul palco del Teatro Morlacchi (foto di Karen Di Paola)

Una storia che ha subito impressionato Avati: “Mi sono riconosciuto nel sentimento di quest’uomo che parla con la moglie morta e si ribella alla sua scomparsa, si rifiuta di credere di averla perduta. Anch’io sono sposato da tanti anni, cinquantacinque più o meno, e quindi ho voluto simulare su me stesso l’assenza di mia moglie: impensabile. Un dolore inconcepibile. Mia moglie è l’hard disk della mia vita: nel suo sguardo ci sono tutte le fasi della mia esistenza”.

Al centro della storia c’è un concetto inattuale e desueto come quello dell’immortalità: “Ho cercato disperatamente di raccontare il ‘per sempre’ che è un tema che coincide con l’infanzia. Il bambino immagine che le cose che gli piacciono siano eterne. Quando cresce, intossicato dalla ragionevolezza, cambia. E cambia di nuovo nel momento dell’anzianità, che io chiamo ‘il rientro a casa’. Essere anziani vuol dire tornare essere ciò che si è stati, percepire la vulnerabilità come i bambini, aggrapparsi all’idea che tutto non possa finire. Cosa succede quando si spengono le luci? Il mio mondo scompare, non posso oppormi. E allora mi oppongo con la fantasia”.

Protagonista di Lei mi parla ancora è un inedito e commovente Renato Pozzetto, che ottantenne ha siglato il suo primo ruolo drammatico. Una scelta che conferma la sensibilità del regista nel ripensare attori comici o di commedia, da Carlo Delle Piane a Diego Abatanutono fino a Ezio Greggio passando per Jerry Calà e Massimo Boldi. E proprio Boldi era la prima scelta per il ruolo ricoperto poi da Pozzetto: “Con lui avevo fatto un film che non era andato molto bene, Festival, ispirato all’episodio vissuto da Walter Chiari alla Mostra di Venezia, quando fu convinto e si convinse di aver vinto la Coppa Volpi per Romance. Il premio, invece, lo vinse Delle Piane per Regalo di Natale. Fu un esperimento poco riuscito e sono sempre rimasto con il desiderio di lavorare ancora con Boldi. Anche se Boldi è un cabarettista e non sa gestire i dialoghi, volevo traslocarlo dal suo solito cinema al nostro. Gli propongo la parte e accetta, poi a una settimana dall’inizio delle riprese scopriamo che aveva firmato per recitare In vacanza su Marte, illudendosi forse che l’avremmo aspettato. Allora a me e a mio fratello Antonio è venuto in mente Pozzetto, con cui avevo avuto degli screzi in passato. Ci sentiamo, capisce che può essere interessante e accetta”.

da sinistra: Matteo Burico (sindaco di Castiglione del Lago), Pupi Avati, Gabriele Giottoli (assessore del Comune di Perugia) e Davide Milani (foto di Karen Di Paola)

E adesso, a ottantadue anni, Avati si prepara a realizzare quello che forse è il progetto più complesso e faticoso della sua vita: la biografia di Dante attraverso gli occhi di Boccaccio, che del Divin Poeta fu primo biografo (nel film sarà Sergio Castellitto). Le riprese si svolgeranno in Umbria: “È un territorio che contiene la sacralità e un senso spirituale. E poi i paesi sono uno dopo l’altro, non ci sono grandi spianate. Mi fa sorridere che tra paesi distanti cinquecento metri ci siano odi che durano da secoli. L’Umbria non conosce il pericolo dell’omologazione”.

A Pupi Avati va il premio Castiglione Cinema 2021 – RdC incontra, consegnatogli da Gabriele Giottoli, assessore al marketing territoriale del Comune di Perugia.

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