Premio Bresson il 3 settembre a Gianni Amelio

Il regista de La tenerezza ritirerà il riconoscimento della Fondazione Ente dello Spettacolo e della Rivista del Cinematografo alla Mostra di Venezia
Premio Bresson il 3 settembre a Gianni Amelio

Sarà consegnato domenica 3 settembre alle ore 11.00 presso lo Spazio FEdS (Sala Tropicana 1) dell’Hotel Excelsior il Premio Robert Bresson 2017 a Gianni Amelio, presidente della Giuria Orizzonti quest’anno e presente alla Mostra di Venezia con il cortometraggio Casa d’altri, ambientato tra le macerie di Amatrice.

Il prestigioso riconoscimento, assegnato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo (FEdS) e dalla «Rivista del Cinematografo» in occasione della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con il patrocinio della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede e del Pontificio Consiglio della Cultura, è stato realizzato per questa occasione dal maestro orafo Gerardo Sacco e sarà consegnato al regista italiano da Mons. Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno, presidente Commissione episcopale per le comunicazioni sociali della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, nel corso di una cerimonia presentata dalla giornalista Tiziana Ferrario.

 

Istituito nel 1999, il Premio Robert Bresson viene attribuito ogni anno al regista che abbia dato testimonianza con il suo lavoro del difficile percorso di ricerca del significato spirituale dell’esistenza. Nelle precedenti edizioni è stato attribuito a Giuseppe Tornatore, Manoel de Oliveira, Theo Angelopoulos, Krzysztof Zanussi, Wim Wenders, Jerzy Stuhr, Zhang Yuan, Daniel Burman, Walter Salles, Aleksandr Sokurov, Mahamat Saleh-Haroun, Jean-Pierre e Luc Dardenne, Ken Loach, Amos Gitai, Carlo Verdone, Mohsen Makhmalbaf e Andrei Konchalovsky.

 

MOTIVAZIONE
Negli ultimi trentacinque anni, Gianni Amelio ha percorso e rivisitato i generi, si è sottratto al “pensiero unico” della commedia all’italiana nella sua fase declinante verso la farsa e si è misurato spesso con la matrice letteraria, da Sciascia a Ermanno Rea, da Camus a Pontiggia, ogni volta restituendone il senso in una chiave personale e non pedissequa. Nel corpus di Amelio i temi della famiglia (il conflitto padri/figli e le assenze/presenze intergenerazionali) e delle migrazioni, da “Lamerica” a “Così ridevano”, acquistano un primato scevro dalle ideologie e dalle contingenze della cronaca. Egli coglie un disagio carsico lungo il ‘900 e oltre e rivela la potenza (ri)generatrice dell’esodo, di chi si mette in viaggio in cerca di una nuova Terra promessa, sotto il segno di una stella che forse non c’è più, ma brilla nella notte dei popoli.

 

GIANNI AMELIO

Gianni Amelio è nato a S. Pietro Magisano, in Calabria, nel 1945. Assistente di Vittorio De Seta, ha esordito come regista negli anni 70 con alcuni film per la televisione (La fine del gioco, La città del sole, La morte al lavoro, Il piccolo Archimede). Al cinema debutta con Colpire al cuore (1982), che segna la sua prima partecipazione in concorso alla Mostra di Venezia. I film successivi, I ragazzi di via Panisperna (1988), Porte aperte (1990), Il ladro di bambini (1992), mettono in luce una particolare attenzione alla Storia, ai temi del lavoro e al rapporto tra le generazioni, che sarà quasi una costante nella sua attività a venire. Nel 1994 dirige Lamerica, interamente ambientato nell’Albania post-comunista, in cui conferma uno stile di forte impatto realistico, ma aperto a una visione epica, con influenze sapientemente assorbite dal cinema italiano classico. Con il successivo Così ridevano (1998) intreccia esperienza pubblica e memoria personale rappresentando l’emigrazione interna dal sud al nord dell’Italia negli anni 50. Il film vince il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia dello stesso anno. Nel 2004 Amelio dirige Le chiavi di casa, storia del rapporto tra un giovane padre e un figlio disabile, girato interamente a Berlino. In seguito realizza La stella che non c’è (2006), storia di un operaio italiano che va da Shanghai in Mongolia cercando un pezzo della “sua” fabbrica comprata dai cinesi. Nel 2010 Amelio affronta in Algeria la memoria dell’infanzia di Albert Camus, come il grande scrittore l’aveva narrata nel suo libro incompiuto Il primo uomo. Il film vince il premio dei critici al Festival di Toronto. Del 2013 è L’intrepido, ancora in concorso a Venezia, e di quest’anno il suo film più recente La tenerezza. Amelio ha diretto per quattro anni il Torino Film Festival, e scritto libri come Il vizio del cinema, Un film che si chiama desiderio, L’ora di regia. Ha esordito nella narrativa lo scorso anno con il romanzo Politeama. È l’unico regista italiano vincitore per tre volte del premio EFA, altrimenti detto Felix. Attualmente insegna al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

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