Premio Amidei, vince Non essere cattivo

Al film postumo di Claudio Caligari il riconoscimento alla migliore sceneggiatura dell'anno, curata da Francesca Serafini e Giordano Meacci
Premio Amidei, vince Non essere cattivo

Si è tenuta questa mattina, mercoledì 20 luglio, la conferenza stampa di proclamazione della sceneggiatura vincitrice del 35° Premio Internazionale alla migliore Sceneggiatura Cinematografica Sergio Amidei, tappa conclusiva del festival dedicato alla scrittura per il cinema che si è svolto a Gorizia dal 14 luglio ad oggi.

A dare l’atteso annuncio, alla presenza dei due sceneggiatori Francesca Serafini e Giordano Meacci, lo sceneggiatore, regista e giurato del Premio Amidei Francesco Bruni e il direttore organizzativo del Premio Giuseppe Longo.

Il Premio Amidei 2016 va a Non essere cattivo con le seguenti motivazioni:

“Molto spesso la storia del cinema si presenta agli occhi di noi spettatori come un fiume che scorre carsicamente lungo greti tortuosi. La storia, anzi le molteplici storie di cui è fatta la storia si nascondono per poi emergere quando pensiamo non sia più possibile. A volte è un semplice caso, a volte è la presenza di un film dallassoluta compiutezza tematica e formale a imporre la definitiva consacrazione di chi è sempre stato fieramente ai margini dellindustria.

Per la profondità di analisi politico-sociale, per loriginale connubio di rigore estetico e passione cinefiliaca e per la capacità di presentarsi al pubblico come fedele rispecchiamento della personalità del proprio autore, il Premio Amidei 2016 va a Non essere cattivo, regia di Claudio Caligari e sceneggiatura di Claudio Caligari, Francesca Serafini e Giordano Meacci”.

Un Premio – dichiara Francesco Bruni – che arriva dopo una discussione accesa ma Non essere cattivo ha messo d’accordo tutti perché ha un fortissimo fondamento nella scrittura. Conoscendo la cifra stilistica di Amidei, il film si inserisce in quella linea”.

Ringrazio per questo Premio che ci riconosce il lavoro fatto – dice Francesca Serafini -. La sceneggiatura è fluida perché entrambi – Meacci ed io – siamo linguisti e per questo lavoro abbiamo affrontato esami di dialettologia, un elemento che ci ha permesso di realizzare un lavoro aderente alla lingua reale in cui Claudio è stato naturalmente sempre presente”.

Giordano Meacci ricorda “che il film nasce grazie ad un’anima grande come quella di Valerio Mastandrea. Finire questo progetto per Caligari significava finire la cosa più importante delle sua vita, basti pensare al commento finale: “…è più potente di Amore tossico”.  Nel progetto – prosegue Meacci – si ritrovano numerose citazioni del cinema che Caligari amava. Si possono cogliere o non cogliere ma sono state volutamente inserite perché sosteneva che nel film devi vederci la vita ma devi vederci anche l’arte”.

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