Posti in piedi per Verdone

Dai giovani all'UE, dai padri separati alla politica: la commedia di Carlo sale in Paradiso. Con Favino, Giallini e la Ramazzotti, dal 2 marzo in sala
24 Febbraio 2012
Posti in piedi per Verdone

“Siamo in mano ai giovani, ho fiducia assoluta in loro: sento la voglia di farcela. Ma il momento è estremamente nebuloso, faticano così tanto a trovare lavoro: chi li allena? Chi è l’allenatore in Italia? Non lo so, e mi atterrisce. Ma sono ottimista, questo brutto periodo ce lo lasceremo alle spalle”.
Così Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso, ovvero tre padri separati e una commedia con la testa, dal 2 marzo in sala con 650 copie. Scritta (con Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi), diretta e  interpretata da Verdone, che nei panni di un produttore discografico fallito divide un appartamento e mille miserie con l’ex critico cinematografico Pierfancesco Favino e il gigolo ed ex immobiliarista di successo Marco Giallini e incappa in Micaela Ramazzotti, una cardiologa “disastrata”.
Produce e distribuisce Filmauro, e dopo Io, loro e Lara la mission di Verdone si affina: maturità e risate, riflessione e divertimento. “La sfida è stata raccontare in commedia un tema drammatico, quello dei padri separati: più c’è disagio, più la commedia si esalta, come ci insegnano i grandi maestri. Qui c’è dolore, emergenza sociale, eppure – lamenta Verdone – oggi non si dice più quanto è bello un film, ma quanto ha fatto? Ma il cinema non deve essere solo intrattenimento, io ho fatto una commedia guardando alla realtà”. Ovvero, recita una battuta di Posti in piedi in Paradiso, a come “siamo drogati di solitudine”: “Oggi siamo tutti un poco più depressi: abbiamo Facebook e Twitter come scatole di amicizie, ma se uno pensa che quelli siano i suoi amici, beh, siamo alla frutta”, incalza l’attore e regista.
Ma qual è la situazione dei padri separati nel nostro Paese? “Credo siano trattati con eccessiva severità, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di vedere i propri figli: è un contagocce umiliante”, accusa Verdone, mentre all’opposto il finale del film con la vicinanza padri-figli “vuole essere grido d’aiuto e collante”. E, sì, c’è un messaggio: “E’ una semplice commedia, ma se in qualche famiglia potesse far percepire l’inutilità degli scontri che traumatizzano i figli ne sarei contento”. Verdone si pronuncia anche sugli uomini e le donne, i padri e le madri, di Posti in piedi in Paradiso: “Non mi metto dalla parte di nessuno, ma guardo questi tre padri con tenerezza e solidarietà. Di certo, il mondo occidentale è già deragliato, se deraglia anche la famiglia…”. Idem per l’UE: “Se l’Europa Unita non cambia in due anni, è un fallimento, voluto dagli Usa. Che per l’allarme dell’Irlanda o di un’agenzia di rating possa crollare tutto, è una follia, non si può vivere così”. E l’Italia? “Un paese per vecchi, dove sta l’autorevolezza dei partiti? Ha ragione il mio fioraio: “Carlo, mi piace un politico che non ride, perché non ci sta nulla da ridere””.
Meglio, dunque, ritornare al film, con Micaela Ramazzotti: “Ironia e un pizzico di ferocia per raccontare il nostro tempo, dove le vittime sono sia gli uomini che le donne. Ci siamo tutti verdonizzati, Carlo è il mio eroe popolare. Il mio personaggio non cura i cardiopatici, ma il cuore: è buffa, vulnerabile”, ma – aggiunge Verdone – “entra in scena per stemperare il terzetto maschile e infine rivela saggezza e buon senso”. Da parte sua, Favino svela la “chiusura di un sogno (lavorare con Verdone, NdR) iniziato quando avevo 14 anni” e sottolinea come “oggi si venda l’idea dell’essere soddisfatto da solo, ed è questa che porta le famiglie allo sfascio”.  E per il suo critico retrocesso al gossip parla di “una categoria che non naviga nell’oro”. Tocca a lui una breve avventura con una – dice Verdone – “figlia della cattiva educazione”, ovvero l’attrice rampante affidata a Nadir Caselli, che sogna di lavorare con Gabriele Muccino: “L’abbiamo chiamato, per sapere se fosse d’accordo”, precisa Carlo. Viceversa, Giallini definisce il suo padre pluri-separato “un cialtrone assoluto, per cui ho tratto ispirazione da amici e, artisticamente, da Gassman”.
Prima di concludere sugli “uomini d’oggi”, Verdone si compiace della colonna sonora composta da Fabio Liberatori e una sua vecchia conoscenza, il leader degli Stadio Gaetano Curreri, con chicche di Doors, Scott Walker, The Walker Brothers, amati sia dal suo personaggio, ex discografico e ora proprietario di un negozietto di vinili e memorabilia, che dallo stesso Carlo. E per Roma, parzialmente ricostruita a Cinecittà perché “oggi questa città non ha nessun rispetto per il cinema: tra elicotteri, sirene, l’insofferenza dei cittadini, è impossibile farci un film”. Infine, dunque, “gli uomini dai 32 ai 50 anni, che non sono molto affidabili, manca loro il coraggio, l’autorevolezza: la donna lo sente, e ne soffre. E’ una categoria che ha deciso di non decidere”.

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