Polanski, “Netflix non è una minaccia per il cinema”

"La gente non va in sala per suono e poltrone migliori, ma per un fatto sociale", dice il regista. A Cannes con D'après une histoire vraie
Polanski, “Netflix non è una minaccia per il cinema”

Netflix e le altre piattaforme streaming? “Non sono una minaccia per il cinema”.
Parola di Roman Polanski, che porta fuori concorso a Cannes D’après une histoire vraie, un thriller tratto dal romanzo di Delphine de Vigan adattato dal collega Olivier Assayas che esplora la relazione morbosa tra due donne, la scrittrice di successo Delphine (Emmanuelle Seigner) e la scrittrice per conto terzi, Elle (Eva Green).

L’aspetto sociale dello spettacolo, ricorda Polanski, “è vecchio come l’umanità basti pensare ai teatri greci, al circo romano o ai concerti. La gente vuole andare al cinema non per avere un suono, una proiezione o delle poltrone migliori, ma perché vuole partecipare a un’esperienza collettiva”. E scherza: “Sarebbe difficile vedere Borat da soli. Bisogna vederlo al cinema in mezzo a un pubblico sghignazzante”.

Attratto dal progetto per “l’aspetto thriller che echeggia alcuni dei miei film, specialmente i primi, per cui ho pensato che fosse il mio terreno”, Polanski osserva come “non abbia mai fatto un film con due donne che si confrontano. Ho fatto film con due uomini, o un uomo e una donna, ma mai due donne”.

Infine, il regista tocca anche il problema delle fake news, delle bufale: “Oggi non ti puoi fidare di una fotografia quale documento di verità, ma c’è un grande appetito per la verità, soprattutto perché ogni giorno veniamo a sapere che la notizia che ieri credevamo vera oggi si rivela completamente falsa”.

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