Piedmont Film Company

Un fondo con soci pubblici e privati. E per la prima volta in Europa arriva la società d'investimento Endgame
15 Marzo 2007
Piedmont Film Company
Mercedes Bresso e Andrea Bairatifoto Pietro Coccia

Per la prima volta sbarca in Italia, anzi in Europa, una delle più grandi società di investimento americane, la Endgame che ha già partecipato alla realizzazione di numerosi film hollywoodiani (da Proof,  a Lord of War e Stay Alive). Con una capacità finanziaria pari a 100milioni di dollari sarà uno dei soci, insieme alla Regione Piemonte del “Piedmont Film Company”. Il Fondo (ma è una società a tutti gli effetti, per la precisione una S.r.l.) è un ulteriore, e fondamentale tassello, del “Sistema-Cinema a Torino e in Piemonte” che comprende il Museo Nazionale del Cinema, la Mole Antonelliana, il Torino Film Festival (ma anche altre manifestazioni sparse sul territorio regionale tra cui L’Infinity Festival di Alba), la Film Commission Torino Piemonte e il Virtual Multimedia Park.
Il progetto è stato presentato questa mattina dal Presidente della Regione, Mercedes Bresso; dall’Assessore alle politiche per l’innovazione, Andrea Bairati; dal Presidente del Museo del Cinema, Alessandro Casazza; dal Presidente della Film Commission, Stefano Della Casa e da Giulia Marletta promoter della Società d’investimento americana. Volti noti in sala: da Salvatores alla Spaak, da Alessio Boni a Piccioni, dalla Caprioli alla Solarino. Con una “puntatina” del neodirettore del Festival piemontese Nanni Moretti.
Ma come funziona questa nuova opportunità produttiva, e soprattutto a chi si rivolge? Il Fondo ha criteri finanziari ben precisi, avrà un budget iniziale che si aggira tra i 20 – 25 milioni di euro, da una parte i finanziamenti dell’ americana Endgame (ma si attendono anche nuovi soci) e dall’altra la partecipazione della Regione Piemonte. Per ora la suddivisone è di 2/5 parte pubblica e di 3/5 parte privata.
Il Fondo prenderà in considerazione il cinema, l’animazione, le serie televisive e la produzione documetaristica, finanzierà direttamente le produzioni o interverrà come fondo di garanzia (ma, attenzione non è a fondo perduto). Opererà nell’arco di 5 anni al termine dei quali il fondo dovrà autoincremetarsi, altrimenti si chiudono i battenti. Come dire che se investo 1 euro ne devo guadagnare almeno un altro. Ecco perchè i criteri che saranno alla base della selezione dei progetti da “aiutare” sembrano essere molto rigidi soprattutto sul fronte della “internazionalità” degli stessi. La cosa certa è che almeno il 25% delle produzioni dovranno avere base a Torino o in Piemonte.
Durante il Festival di Cannes maggiori dettagli e informazioni su modalità e sulla “commissione dei garanti”.

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