Panini al sole

"Un film di genere innamorato dei generi", dice il regista esordiente. Che mette in un hotel Bova, Incontrada, Garko e Gerini
13 Febbraio 2009
Panini al sole
Il registaAgo Panini

“La statistica e il marketing hanno fatto il danno peggiore dopo la bomba atomica”, per questo, assicura il regista Ago Panini, il suo primo lungometraggio Aspettando il sole (in sala dal 20 febbraio distribuito da Mikado, ndr) è nato subito con l’intento di essere inclassificabile e “di far fare a tutti cose diverse dal solito”.
Obiettivo intorno a cui si è riunito un cast all star in cui Raoul Bova ha il cuore spezzato, Vanessa Incontrada è una pornodiva, Claudio Santamaria un bulletto senza arte né parte, Claudia Gerini una donna dalle fantasie inquietanti e Gabriel Garko un rapinatore siciliano non troppo brillante. “Il mio personaggio rappresenta tutto ciò che non vorrei mai essere”, rivela infatti Santamaria, che per interpretare il suo ruolo si è ispirato ai “ricordi di infanzia, a quei tipi a cui bastava impennare la moto per sentirsi qualcuno”. Per calarsi nei succinti panni dell’attrice hard, Vanessa Incontrada ha invece studiato a lungo e si è fatta guidare dal regista: “Ho messo il mio cuore in mano ad Ago e, tramite lui, nel personaggio di Kitty”.
Garko confessa invece di essere stato scettico all’inizio, ma poi si è lasciato trasportare dalla passione di Panini e “dalla possibilità di cambiare totalmente” rispetto ai lavori precedenti. Ma c’è anche chi di trasformazioni, sul grande schermo, ne ha già subite molte, come Corrado Fortuna che interpreta il partner pornografico di Vanessa Incontrada: “Non penso che il problema del cinema italiano sia nella mancanza di fantasia. Ho interpretato molti film e personaggi sempre diversi, peccato che questi film non escono o, se escono, non se ne accorge nessuno, perché magari ci sono Spider-Man, Brizzi o Verdone in 800 sale”.
Aspettando il sole si nutre di contributi molto eterogenei, tutti necessari secondo Panini per un film corale dove “i temi sono il raffronto con l’amore e la morte. Niente di rivoluzionario, per questo per raccontarlo ci vogliono più voci”. Il risultato, un noir con tante venature e contributi diversi, “un film finalmente di genere innamorato dei generi”, conclude il regista, “non recluso entro i confini di quello che viene di solito etichettato come il cinema italiano”.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy