Oscar, reazioni e polemiche

Le donne ignorate per la miglior regia, troppe candidature non inclusive, qualche snobbato eccellente: cosa dice la stampa americana dopo le nomination agli Oscar
Oscar, reazioni e polemiche
Le ragazze di Wall Street

Immediate le reazioni della stampa americana dopo l’annuncio delle candidature agli Oscar 2020.

“Un anno dopo che le donne e le minoranze hanno compiuto passi da gigante nell’ambito degli Academy Awards, l’elenco dei candidati di quest’anno è stato in gran parte non inclusivo” lamenta Tatiana Siegel dell’Hollywood Reporter.

The Farewell – Una bugia buona

“Sebbene Cynthia Erivo abbia ottenuto la nomination come miglior attrice per Harriet, 19 dei 20 candidati per la recitazione sono bianchi”. Tra gli snobbati eccellenti, Awkwafina (prima attrice di origine asiatica a ricevere un Golden Globe per The Farewell – Una bugia buona), Jennifer Lopez (Le ragazze di Wall Street), Eddie Murphy (Dolemite Is My Name) e i già vincitori di Oscar Jamie Foxx (Il diritto di opporsi) e Lupita Nyong’o (Noi). Variety cita anche la veterana Alfre Woodward (Clemency) e Zhao Shuzhen (The Farewell).

Hollywood Reporter sottolinea anche l’assenza di Ruth Carter, che l’anno scorso è stata la prima afroamericana a vincere per i migliori costumi per Black Panther. L’Academy ha ignorato il suo acclamato lavoro per Dolemite Is My Name. Anche Beyoncé non è riuscita a entrare nella categoria della miglior canzone originale per Il re leone.

“In passato non c’erano molte performance da nominare. Bene, quest’anno non è il caso” afferma April Reign, l’attivista che ha creato l’hashtag #OscarsSoWhite nel 2015. “C’era un patrimonio di talenti – e non solo di artisti neri ma di varie comunità – che è stato trascurato”.

Gli Oscar dell’anno scorso hanno offerto un ritratto più diversificato di Hollywood, con le vittorie di Rami Malek, Regina King, Mahershala Ali e Black Panther. La percentuale di persone di colore all’interno dell’Academy è raddoppiata, in soli quattro anni, dall’8% del 2015 al 16% del 2019.

Per quanto riguarda la regia, nessuna donna è stata nominata. Greta Gerwig per Piccole donne appare l’omissione più evidente. “È inquietante ma non sorprendente il fatto che le registe non ottengano ancora il rispetto e i riconoscimenti dei registi maschi”, ha dichiarato Melissa Silverstein, fondatrice del sito web Women and Hollywood e direttrice dell’Athena Film Festival.

Saoirse Ronan, Florence Pugh, Emma Watson in una scena di Piccole donne

“È straziante che i lavori di Gerwig, Lulu Wang per The Farewell, Marielle Heller per Un amico straordinario, Lorene Scafaria per Le ragazze di Wall Street e molte altre non siano visti allo stesso modo dei film diretti dai registi uomini”.

Kate Erbland su Indiewire sottolinea che “Piccole donne è il terzo film scritto, diretto e prodotto esclusivamente da donne nominato per il miglior film. I due precedenti sono Lezioni di piano e Un gelido inverno”. Gerwig è l’unica donna nominata per la miglior sceneggiatura insieme a Krysty Wilson-Cairns, in gara con Sam Mendes per 1917.

Tuttavia, Scafaria e Alma Har’el (Honey Boy) sono in gara per la miglior regia agli Indie Spirit Awards, che si svolgono il giorno prima degli Oscar. “È accaduto anche l’anno scorso, quando l’Accademy ha trascurato Copia originale di Heller, Senza lasciare tracce di Debra Granik, Private Life di Tamara Jenkins, A Beautiful Day di Lynne Ramsay”.

Nessun film diretto da donne è stato nominato nemmeno per il miglior film d’animazione. Solo uno, Honeyland, co-diretto da Tamara Kotevska, è riuscito a farcela come miglior film internazionale”.

Va meglio tra i documentari. Sono diretti da donne lo stesso Honeyland, American Factory, The Edge of Democracy e Alla mia piccola Sama.

Sempre su Indiewire, appare un elenco di grandi esclusi, prevalentemente legati ai circuiti indipendenti e citati o premiati in altre occasioni in questa stagione. Tra gli snobbati troviamo Diamanti grezzi, The Farewell, Honey Boy, Midsommar – Il villaggio dei dannati, Le ragazze di Wall Street, La rivincita delle sfigate, Hidden Life, The Report. Per Variety, un errore trascurare anche Adam Sandler per Diamanti grezzi, George McKay per 1917, Taron Egerton per Rocketman.

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