“Orgoglio” Amelio

"Tra i festival italiani Torino ha l'anima più riconoscibile", dice il direttore. Che punzecchia Mueller e non festeggia il 30°: "Abbiamo lavorato come sempre"
6 Novembre 2012
“Orgoglio” Amelio

“Orgoglioso”. Non usa mezzi termini il direttore Gianni Amelio per presentare la 30esima edizione del Torino Film Festival, in programma dal 23 novembre al 1° dicembre: “Ho puntato sulla forza di Torino: è la prima voce che fa partire il passaparola su un film. Non mi interessa lo 0 dopo il 3, festeggiamo ma abbiamo lavorato come sempre”.
16 i titoli in concorso, tutte opere prime e seconde, tra cui tre italiani: Noi non siamo come James Bond di Mario Balsamo, Smettere di fumare fumando di Gipi e Su Re di Giovanni Columbu. “Ci metto la mano sul fuoco: almeno 8 sono da 4 stellette, gli altri da 3”, dice Amelio e si sofferma sulla differenza tra Venezia, Roma e Torino: “Lo spettatore, al Lido ci sono gli addetti ai lavori, quelli di Roma non li conosco, a Torino ci sono i cineasti in pectore”. Ma i film? “Sono quelli che non si trovano il giorno dopo al cinema, penso all’imbarazzo della gente che fa la coda all’Auditorium di Roma per un titolo che 3 giorni dopo è già al Giulio Cesare”.
223 i film in cartellone, 100 tra retrospettiva e corti, e dei restanti 173 75 sono opere prime e seconde, precisa Emanuela Martini, vicedirettore del TFF, mentre Amelio non molla la singolar tenzone contro il direttore di Roma Marco Mueller: “Qualcuno vorrebbe che facessimo solo opere prime di registi sconosciuti, magari mongoli, ma noi prima con Quartet di Dustin Hoffman. Chi parla di Torino come un festival che avrebbe venduto la propria anima se lo rimangi presto: Torino ha l’anima più riconoscibile dei festival italiani”.
In retrospettiva Joseph Losey, il Rapporto confidenziale dedicato a ossessioni e possessioni, con l’apertura affidata a Chained della figlia di David Lynch Jennifer e la chiusura con l’horror Christmas with the Dead prodotto dallo scrittore Joe Lansdale, la madrina d’apertura sarà Claudia Gerini, quella di chiusura Ambra Angiolini, mentre sul fronte tricolore nella Giuria presieduta da Paolo Sorrentino c’è anche il compositore Franco Piersanti. Gran Premio Torino a Ken Loach ed Ettore Scola, in cartellone anche la nuova sezione TFF Doc, mentre Onde punta su Miguel Gomes (Tabu) e Festa Mobile sfodera, tra gli altri, Anna Karenina di Joe Wright con Keira Knightley, “folle e kitsch, scritto da Tom Stoppard”, dice la Martini.
Tutto questo con meno di due milioni di euro di budget, ovvero circa un sesto di Venezia e Roma: “E noi non arraffiamo i film italiani, puntiamo sulla qualità, perché Paga”, gongola Amelio. Insomma, Torino è “avvenire, passione, vitalità. Il Sundance oggi è una parola magica, bella, ma usata da qualcuno a sproposito: a noi non interessa lo ius primae noctis, che un film sia passato prima dal Sundance o Rotterdam ma nessuno l’abbia visto”. Ma che Roma (9-17 novembre) siano così vicini è un problema? “Non per noi ma per spettatori e giornalisti: avevo chiesto al ministro due settimane di distanza, ma poi ha fatto marcia indietro”, puntualizza Amelio.
Che chiude su questa 30esima edizione che sancisce la fine del suo quadriennio alla direzione del festival (il probabile successore sarà Gabriele Salvatores): “La fine di questa esperienza sta nell’ordine delle cose, perché sono un regista prestato al festival. Certo se m’avessero fatto prima una telefonata anziché leggere sui giornali il nome del mio successore o avessero aspettato al fine di questa edizione sarebbe stato più educato e gentile”.

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