One McDowell Show

Il protagonista di Arancia Meccanica ricorda la figura di Lindsay Anderson, maestro del Free Cinema inglese
24 Gennaio 2008
One McDowell Show

Non dovevano essere così diversi Malcolm McDowell e Lindsay Anderson. Il primo forse un pò meno intransigente, più socievole, abituato al salotto. Il secondo classico “duro e puro”. L’uno, l’attore, più disponibile all’ascolto; l’altro, il regista, propenso a seguire solo se stesso. Sfumature. Perchè entrambi rivelano la tipica scorza di cui son fatti i caratteri forti: dura, superba, schietta. La sana abitudine di dirsi le cose in faccia. E non possiamo immaginare interprete migliore di McDowell per l’ omaggio a uno dei grandi del Free Cinema inglese, 10 anni dopo la sua morte. Never Apologize, presentato a Cannes 2007, è il titolo della personalissima orazione funebre che l’attore ha dedicato all’amico e al maestro. Quasi due ore di One Man Show in cui McDowell racconta, mima, legge e declama, per restituirci di Anderson un ritratto verosimile: “Tutto è nato per caso. – racconta McDowell, a Roma per presentare l’opera – Mike Kaplan (il regista, ndr) mi aveva chiesto di realizzare un film sulla performance teatrale che avevo dedicato a Lindsay. La performance risaliva a tre anni prima. Inizialmente non volevo perché la cosa bella era proprio il suo carattere “live”, improvvisato. Kaplan è stato testardo, ha piazzato tre telecamere durante una delle repliche. Mi ha fatto vedere il girato ed è nato il documentario”. La performance di McDowell conserva anche nella “versione ripresa” un’impressione di spontaneità e freschezza che ne fanno una perla incastonata tra teatro, cinema e cabaret. Procede snella, si ride spesso, e alla fine fa capolino la commozione:”Devo tutto a Lindsay – racconta l’attore inglese – è lui che mi ha scoperto con If (Palma d’oro a Cannes nel 1969, ndr) e mi ha insegnato quello che so sulla recitazione. Era un personaggio unico, un genio. Forse per questo è rimasto solo per tutta la vita”. Tra i due sincera amicizia, nonostante Anderson fosse tutto tranne che un tipo facile. Anarchico di nome e di fatto, incompreso, controcorrente, il momento di maggiore ascesa di McDowell fu per lui invece il più difficile dal punto di vista professionale. L’attore gli venne allora in soccorso aiutandolo a trovare finanziamenti per nuovi progetti. Non molti per la verità. L’ultimo vent’anni fa: Le balene d’agosto, splendido omaggio alle glorie del passato (Bette Davis, Lilian Gish e Vincent Price) e toccante riflessione sulla vecchiaia. “Ho cercato di convincere quelli della Paramount a distribuire i Dvd dei suoi film. Ma quelli non ci sentono”. Non è la sola stoccata che McDowell riserva alla major. Sulla sua recente partecipazione alla serie televisiva Heroes, ad esempio, così si esprime: “Io personalmente non vedo le serie tv. Di questa, poi, non ci capisco niente, e neanche loro, i produttori, si raccapezzano. Ve l’assicuro! E’ la più grande fregatura di Hollywood, ma fatta bene”. Ultimamente visto in Halloween: The Beginning di Rob Zombie, McDowell ha qualcosa da ridire pure sull’horror: “Tutto quel sangue, quei rumori, ma come possono piacere film del genere?”. Infine una parolina anche su Kubrick: “Stanley era uno tosto tecnicamente, uno che sapeva cosa fare e come farlo. Ma anche un artista che usava i suoi attori. Non mi sono più sentito con lui dopo Arancia meccanica. Diversamente che con Lindsay, con lui non mi sarei mai seduto per prendere una birra”. Ruvido come solo certi inglesi sanno essere, probabilmente mai “sir”: “baronetto io? Non scherziamo, solo i mediocri lo diventano”. Chiusa con lacrima: “Ritornare con la memoria a quegli anni, quelle compagnie, quei nomi, mi ha messo un po’ di tristezza. Sono quasi tutti scomparsi, ed è un vero peccato non averli ancora qui oggi e scambiare due chiacchiere”.

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