Alzi la mano chi non ricorda i temi musicali che accompagnavano gli inseguimenti a bordo di Giuliette color melanzane e sparatorie in varie città italiane (Italia a mano armataRoma a mano armataNapoli violenta…) o pistoleri solo apparentemente pigri e scanzonati (Lo chiamavano Trinità) o sequenze strappalacrime di un bambino che muore tra le braccia di suo padre (L’ultima neve di primavera). Signore e signori stiamo parlando del Maestro Franco Micalizzi, classe 1939.

 

Musicista e autore di colonne sonore indimenticabili – e non è un caso che Quentin Tarantino abbia inserito nello score del film di Grindhouse il tema di Italia a mano armata e nella scena finale di Django Unchained quello, immortale, di Lo chiamavano Trinità – inizia la sua carriera come chitarrista e pianista alla fine degli anni Cinquanta. Suona in tutta Europa e accompagna i musicisti e cantanti più in voga in quel periodo. Alla fine degli anni Sessanta inizia la collaborazione con la RCA e si dedica alla composizione di colonne sonore. Ma è con gli anni Settanta che diventa il Maestro del cinema di genere come i “polizieschi all’italiana”. Il grande talento di Micalizzi era quello di non limitarsi a scimmiottare i modelli anglosassoni, ma pescava sia nel folk dell’Italia meridionale e del Mediterraneo sia nel funky, sposando il tutto ad arrangiamenti più complessi e orchestrali. Ed è per questo motivo che Jovanotti utilizza il tema musicale di Lo chiamavano Trinità per l’inizio della sua tournée negli stadi e per un dvd live. Senza Micalizzi non ci sarebbero gruppi di culto come i Calibro 35. E lo stesso Micalizzi pare sempre inarrestabile e all’avanguardia: nel 2006 ha aderito al progetto Gli Originali, in collaborazione con alcuni dei più rappresentativi artisti della scena hip-hop italiana e nel 2017 è uscita una divertente quanto curiosissima autobiografia, Le chiamavano colonne sonore. Golden 70’s.

 

ore 16.00 Italia a mano armata di Marino Girolami (1976, 100’)

«Dopo aver arrestato gli autori di due rapine, il commissario Betti si trasferisce da Torino a Milano, sulle tracce di una banda, composta dal pregiudicato Salvatore Mancuso e da altri tre delinquenti, che nel capoluogo piemontese ha sequestrato un pulmino scolastico con su una mezza dozzina di bambini. Con l’aiuto del suo amico commissario Arpino, Betti scopre il rifugio dei quattro criminali e dei loro ostaggi, ma è costretto, ottenuta la liberazione dei bambini, a lasciar fuggire Mancuso e i suoi complici» (cinematografo.it). Con Maurizio Merli, Raymond Pellegrin e John Saxon. Musiche: Franco Micalizzi.

 

a seguire incontro moderato da Pierpaolo De Sanctis con Franco Micalizzi Marco Tullio Barboni