Oggi in tv, da Mandrake a Terminator

Un sabato di cult, da Sam Mendes a John Carpenter passando per l'esplosione di Catherine Spaak: i consigli della redazione
18 Luglio 2020
In evidenza, Tv
Oggi in tv, da Mandrake a Terminator

Ecco i film che la redazione di Cinematografo ha selezionato tra quelli programmati in chiaro per sabato 18 luglio.

 

AMERICAN BEAUTY – Paramount Network (canale 27), ore 21:10

Ritratto (e trattato) antropologico sulle frustrazioni dell’uomo a cavallo tra i due secoli, proiettato disperatamente verso un millennio che appare come un’incognita, l’esordio di Sam Mendes è forse il più lucido affresco della borghesia americana tra anni Novanta e inizio Duemila. Una soap opera nerissima (il linguaggio del film si palesa attraverso quel che la soap opera non denuda ma enuncia, ossia il tradimento, il sesso, l’ambizione, la disperazione) messa sotto acido e innestata di quantità non indifferenti di vetriolo. Ponendo al centro un microcosmo allucinato e perverso nelle sue due facce (da una parte c’è l’inettitudine intellettuale di Lester, dall’altra l’isterismo ambizioso di Caroline), c’è la rappresentazione di una società che pretende, appiattisce, logora. Cinque Oscar di peso, compreso Kevin Spacey miglior attore. (Lorenzo Ciofani)

 

I DOLCI INGANNI – Rai Storia (canale 54), ore 21:10

Francesca ha 16 anni e ha una vita molto libera tra la scuola, le amiche e i ragazzi che le fanno la corte. Quando conosce Enrico, un architetto che ha 20 anni più di lei, se ne innamora e crede che il loro sentimento possa superare qualsiasi ostacolo. L’incontro con un giovane ex amante della madre, che trascina lei e la madre nel salotto di una principessa innamorata di lui, stuzzica la fantasia di Francesca. Quella sera stessa, va a trovare Enrico, impegnato nel restauro di una villa fuori città e decide di abbandonarsi ai suoi sentimenti. Folgorante racconto giovanile dalla parte di lei, sulla scoperta del corpo dunque dell’amore: con un occhio a Lolita e un altro sulla scia di Guendalina, Alberto Lattuada scopre Catherine Spaak. Nell’anno de La dolce vita, un’appendice decisiva.

 

FOG – Italia 2 (canale 66), ore 21:20

Mentre la cittadina californiana di Antunio Bay si appresta a celebrare il proprio centenario in festeggiamenti di cui Kathy Williams è la patronessa, un banco di nebbia luminosa avvolge un peschereccio (che verrà trovato con i tre uomini d’equipaggio uccisi) e si avvicina minaccioso alla città. Stevie Wayne, giovane annunciatrice della locale emittente radiofonica KAYB, dal faro osserva il luminoso banco e lancia appelli che inizialmente non vengono ascoltati. Solo Nick Machen, un autista che ha dato un passaggio a Elizabeth Solley, avendo assistito a misteriose aggressioni, è convinto di quanto la Wayne sta dicendo. “Dal punto di vista stilistico, il film dimostra nel regista e nei suoi collaboratori capacità notevoli nella creazione delle atmosfere impressionanti e nel caricare la vicenda di allusioni misteriose.” (Segnalazioni cinematografiche, vol. 89, 1980).

 

FEBBRE DA CAVALLO – Rai 3, ore 21:25

Tre amici nullafacenti passano il loro tempo negli ippodromi, scommettendo nella speranza di un colpo di fortuna. Dei tre Bruno Fioretti, detto Mandrake, che si barcamena come attore e indossatore, si fa mantenere dalla barista Gabriella, di cui sperpera i guadagni. Quando, malconsigliato dal sodale Pomata, perde i soldi che Gabriella gli aveva chiesto di scommettere su tre brocchi, Mandrake deve mettere su una mandrakata. Glorioso cult della commedia italiana, incompreso all’epoca e oggi celebrato da un pubblico fedele e trasversale, è un racconto romano che cattura l’atmosfera di una città ormai scomparsa e lo spirito eterno di un popolo sempre sospeso tra genio e cialtroneria. Alla regia il vecchio Steno, accompagnato in sede di sceneggiatura dal figlio Enrico Vanzina, alla colonna sonora Fabio Frizzi, autore di un motivetto intramontabile. Gigi Proietti domina un cast pazzesco (nota al merito al grande Mario Carotenuto).

 

TERMINATOR – Tv 8, ore 21:30

“Non c’è macchina che, introdotta in una società, un paesaggio, una famiglia, presso un corpo, non alteri in maniera
irreversibile i rapporti che quel corpo, quel paesaggio e quella società intrattenevano tra loro. L’occhio del cinema registra da subito questa immaginaria ‘soggettività’ delle macchine che disegna la nevrosi di un intruso. Non hanno chiesto loro di essere create, e neanche di essere formidabilmente potenti. Per quale ragione non dovrebbero rivoltarsi e prendere possesso di un mondo che non è stato creato per loro? La loro diversità, il loro terribile disadattamento è il vero tema di tutto il racconto delle macchine nel cinema moderno […] maturano il simulacro di un’identità e una forma di libero arbitrio, dopo una lunga conversione tecnologica (l’automa assassino di Terminator che diventa, come San Paolo, un martire del popolo che vorrebbe sterminare): è un processo altrettanto complesso quanto un travaglio spirituale.” (Mario Sesti, Sogni di metallo, Rivista del Cinematografo, marzo 2005)

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