Oggi in tv, c’è La cosa

Il cult di Carpenter corona una giornata dominata da Hitchcock e De Niro: i consigli della redazione
20 Luglio 2020
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Oggi in tv, c’è La cosa

Ecco i film che la redazione di Cinematografo ha selezionato tra quelli programmati in chiaro per lunedì 20 luglio.

 

COMPLOTTO DI FAMIGLIA – Rete 4, ore 16:45

Un’anziana e ricca signora si rivolge alla giovane veggente Blanche Tyler, promettendole diecimila dollari se ritroverà un nipote illegittimo abbandonato quarant’anni prima per il timore di uno scandalo e al quale ora, pentita, intende lasciare tutto il suo patrimonio. Aiutata da George, l’uomo con cui convive e che, fallito come attore, fa il tassista, Blanche si getta a corpo morto alla ricerca dello scomparso e finalmente lo ritrova sotto le mentite spoglie di Arthur Adamson, gioielliere. Ultimo film di Alfred Hitchcock: una commedia nera, un giallo ironico, un’ipotesi segreta di mélo.

 

PRIMA DI MEZZANOTTE – Iris (canale 22), ore 16:50 3 3:25

“Condotto con brio, il film divertente e brillante si affida sull’interpretazione dello spassoso duo De Niro-Grodin: ex poliziotto il primo, onesto nel fndo, svelto, di sottile furbizia e pieno di fulminee iniziative, quando il ragioniere è docile e mite, personaggio curioso assai e mai noioso, malgrado le petulanti domande anche personali, che di continuo pone al suo custode. Ne scaturisce un dialogo frizzante e ameno.” (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 105, 1988)

 

LA COSA – Iris (canale 22), ore 23:15

“Oltre ad essere uno dei suoi film migliori, Il signore del male è l’appellativo con cui è stato ribattezzato John Carpenter. Non a torto. Il maestro americano ha attraversato gli ultimi trent’anni di storia del cinema sporcandola di drammaturgie al sangue, efferati maniaci e mostri affini. Un marchio indelebile, coagulato attorno ai vari Halloween, Fog, La cosa, Essi vivono, piccoli e grandi cult dell’horror che hanno riscritto la grammatica della paura mantenendo intatta ancora oggi la loro efficacia. […] Un cinema insieme lineare e complesso, ludico e intellettuale e, soprattutto, fortemente politico senza mai essere didattico e militante. Il lavoro di Carpenter, bistrattato dal circuito mainstream, è indifferente alle mode, votato all’horror come al luogo d’elezione per dare corpo all’inconscio, e forma ai corpi patogeni della società americana” (Gianluca Arnone)

 

IO, ARLECCHINO – Rai 5 (canale 23), ore 23:20

“Su un soggetto di Elisabetta Sola, Maurice Caldera e lo stesso Bini, il copione affronta argomenti semplici ma per niente facili da articolare sotto il profilo narrativo. Si parla delle insidie del successo, delle lusinghe dello star system televisivo, della presenza/assenza del padre come monito a non dimenticare, anzi a lavorare per non far perdere il ricordo di un patrimonio collettivo di cultura, saggezza, dedizione professionale. Il racconto si dipana con misura e grazia, attento a evitare le insidie di qualche scivolata retorica. Girato in esterni nelle valli bergamasche con immagini di bel nitore cromatico, il film ha momenti di suggestiva emozione e di vivido realismo tra cronaca e poesia. Se Giorgio Pasotti è un Arlecchino mimeticamente diviso tra finzione e realtà, capace di far credere possibile l’impossibile monologo recitato in diretta davanti alla telecamera del programma tv, accanto a lui meritano citazione in primo luogo Roberto Herlitzka, l’Arlecchino ‘storico’ sempre serio, dolce, impeccabile.” (Massimo Giraldi)

 

L’ATTESA – Rete 4, ore 2:25

“Piero Messina mette il talento davanti al film. Da questo punto di vista il regista calatino, classe ’81, è degno allievo di Paolo Sorrentino, un altro che ha più fan tra gli spettatori che critici a favore. Il talento esibito è un esercizio democratico. […] L’attesa vive di stratificazioni continue, di immagini il cui contenuto non è mai custodito in un nocciolo interno ma si trova sempre fuori, come un effetto di regia, sul dorso di sovrapposizioni successive (stilizzazione della messa in scena, angoli di ripresa insoliti, maniacale attenzione al dècor, al sound, alle luci, ecc…) che lavorano di continuo la materia ottica grezza, facendo del mostrare – sempre – un evidenziare. Però che gusto. E poi questo principio di superfetazione, questa grossa ciambella col buco che è il film, ha anche una scusante nella storia che racconta e che si regge su un Assente. Un vuoto in mezzo. Il figlio morto della matrona fatto diventare il fidanzato “lontano” della ragazza straniera, da rimpianto a desiderio. Film di donne e di fantasmi, di crepe e vertigini di cuore, e di manipolazioni, per schermare il dolore, truccare la vita.” (Gianluca Arnone)

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