Nostalgia canaglia

Commozione al Teatro Antico per Taormina 55 di Sarno, omaggio al festival che fu. Il buon uomore torna con la Bullock di The Proposal
14 Giugno 2009
Nostalgia canaglia

Tutto come previsto. O quasi. La serata inaugurale al Teatro Antico di Taormina (dove Sordi qualche decennio fa si sedeva malinconico aspettando, diceva, che arrivassero i Greci) ha rispettato il canovaccio (e l’abituale ritardo: si è incominciato quaranta minuti dopo l’orario previsto) proponendo la consueta ricetta di glamour, commozione e risate. Era la serata delle presentazioni ufficiali, del benvenuto del direttore artistico Deborah Young, del saluto alla platea del presidente di giuria Laurent Cantet, del tradizionale carro di politici e notabili locali, rigorosamente seduti in prima fila impeccabilmente eleganti. Sul palcoscenico di uno degli anfiteatri più belli e antichi del mondo sono sfilati i protagonisti della giornata, gli aneddoti di Barbara Bouchet, i ricordi di Elsa Martinelli, l’impacciata delegazione brasiliana (al cinema verdeoro il Taormina Film Festival dedica il focus di quest’anno), il cabaret “buono” di Ezio Greggio, che ha ritirato il Taormina Arte Award (creazione di Gerardo Sacco) augurandosi di “tornare qui tra due settimane per portare a casa anche il Nastro d’Argento”, a cui l’attore è stato candidato per la sua performance ne Il papà di Giovanna di Avati. Greggio scherza con l’interprete (che traduce per il pubblico di madrelingua inglese), improvvisa il francese, lo spagnolo, persino lo sloveno, ringrazia Avati e invita tutti a tornare a vedere “il cinema nei cinema”. Quindi si congeda lasciando spazio alla commozione che arriva nel ricordo del “piccolo uomo delle grandi pianure”, così la Young definisce Michelangelo Vizzini, lo storico fotografo della kermesse taorminese scomparso lo scorso anno, e nella celebrazione nostalgica di Taormina 55, il documentario di Antonello Sarno. Immagini d’archivio, ora in bianco nero ora a colori, “rubate” alle teche RAI, Mediaset e a quelle dell’Istituto Luce, le interviste filmate a Fiorello, Baudo, Valeria Golino, Giuseppe Tornatore, Ferzan Ozpetek, Christian De Sica (che racconta qualche aneddoto sul padre) ciascuno con le sue memorie dal Festival, e una ricca panoramica del grande divismo cinematografico passato prima o dopo, e per alcuni “big” spesso, da queste parti: ci sono Cary Grant e Burt Lancaster, Liz Taylor e Richard Burton, Audrey Hepburn e Marlene Dietrich, Gregory Peck e Tom Cruise. Ma ci sono soprattutto i volti immortali del nostro cinema, da Ugo Tognazzi a Vittorio Gassman, da Nino Manfredi ad Alberto Sordi, da Federico Fellini a Michelangelo Antonioni. Commuovente il tip tap all’anfiteatro di Manfredi (che era sposato con la taorminese Erminia Manfredi), l’anno prima della morte, “non ricordava nulla del suo discorso – ricorda la moglie – e allora improvvisò quel balletto: era stato il suo modo di dirci addio, ma non l’avevamo capito allora”. La celebrazione di Sarno assume involontariamente il tono dolente di una commemorazione, come se la Taormina raccontata nel suo documentario, ci avesse salutato da tempo. E in fondo è finito quel modello di divismo, quell’aura che avvolgeva il cinema e che spingeva il piccolo Fiorello a pedalare da Letojanni a Messina per vedere da vicino “u grandi atturi americanu”. E non c’é più nemmeno il pubbblico festante e partecipativo delle vecchie edizioni: ieri dopo i saluti di rito, le gradinate del Teatro si sono svuotate, come se il cinema in fondo fosse un semplice accessorio nella più importante parata istituzionale. Ma chi è andato via ha fatto male. Il film che ha chiuso la serata, The Proposal (Ricatto d’amore), ha dispensato risate a volontà: dialoghi effervescenti, tempi comici perfetti e un ottimo cast d’attori (bravi i due protagonisti la Bullock e Ryan Reynolds, ma la differenza la fanno tutti gli altri). La Bullock si trasforma nella Miranda Priestly (Il diavolo veste Prada) della situazione, tiranneggiando e terrorizzando i dipendenti di una casa editrice (di cui la donna è l’editor). Ma la sua vittima preferita è il docile assistente Andrew (Reynolds), un ragazzo che coltiva il sogno di diventare uno scrittore. Quando il boss rischia di essere rispedita nella terra natìa, il Canada, l’uomo accetta di sposarla (per divorziarne subito dopo) per farle avere la cittadinanza americana, alla condizione di ricevere come contropartita una promozione e la pubblicazione di un suo manoscritto. Peccato che il piano perfetto dovrà fare i conti con il mastino dell’ufficio immigrazione e la famiglia di Andrew…The Proposal uscirà nelle sale italiane il 3 settembre, ma fin d’ora possiamo dirlo: la commedia brillante americana – da vedere anche The Hangover – è tornata e gode di ottima salute.

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