Nel nome di Krzysztof

"Troppa autocritica fa male all'Europa", dice il regista polacco Zanussi. A Roma con un occhio a Parigi...
Nel nome di Krzysztof

Krzysztof Zanussi, il maestro del cinema polacco a Roma in occasione della terza edizione del Festival Ciak Polska. “Un uomo spiritoso e intelligente”, come recita Gottfried, interpretato da Vittorio Gassmann in Il potere del male (1985). Dopo avere incontrato gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia, il regista è stato protagonista di una Masterclass al Cinema Trevi prima della proiezione del suo ultimo lavoro, Corpo estraneo (2014), la storia di Angelo e Kasia, lui italiano e lei polacca, che si incontrano e si innamorano frequentando un gruppo di preghiera.

Il cinema polacco, ormai centenario, sta ottenendo negli ultimi anni maggiori riconoscimenti a livello mondiale. Ne è esempio il premio Oscar ricevuto da Ida, diretto da Paweł Pawlikowski nel 2013. Curiosità: entrambi i registi sono stati ispirati dallo stesso personaggio reale, scomparso due o tre anni fa. Una donna Procuratore della repubblica in Inghilterra, che ha durante la sua vita ha condannato a morte diversi patrioti polacchi pur essendo a conoscenza della loro innocenza.

Il regista di Illuminazione (1973) e Da un paese lontano (1981) ama l’Italia e gli italiani. “In Polonia sto a casa, ma i miei avi sono arrivati dal Friuli costruendo ferrovie e strade – commenta Krzysztof Zanussi –. Erano costruttori, io sono il primo che ha abbandonato questa bellissima vocazione, non mi apparteneva. Sono cresciuto in un momento estetico bruttissimo in cui si faceva architettura socialista e avevo deciso di fare il fisico. Ancora oggi sono innamorato della fisica. Sono un fisico incompiuto ma un certo fascino rimane, non tanto per la ricerca quanto per la fisica nuova, che non rispetta più il concetto di Newton e di Galileo. La fisica nuova, quella del mistero e del misterioso”. Zanussi non è propriamente uomo di scienza, ma è incuriosito dal mistero della vita e per raccontare questo grande mistero ha scelto il cinema. Con le sue parole: “se uno vuole veramente comunicare con il mondo e non è capace di farlo con il proprio corpo, la sua voce e le sue parole, può farlo tramite il cinema. Per me è stato così, è così”.

Intervistato da Emma Neri, curatrice della rassegna dedicata al cinema polacco, Zanussi racconta del suo cinema e del tema che ricorre in tutte le sue opere: il male. “Il tema del male non inteso solo come assenza di bene, ma come forza dinamica e pericolosa che esiste nel nostro mondo”. E parlando dei progetti futuri aggiunge: “il film che sto preparando sarà serio, ma con un concetto di imbroglio. Il protagonista è un medico che non crede nell’esistenza dell’anima, la vende e crede di avere imbrogliato il diavolo. Invece, alla fine dopo la morte scopre che l’inferno esiste. Con molta probabilità il film sarà girato in parte anche in Italia”.

Riguardo i fatti tragici che hanno colpito Parigi e l’Europa negli ultimi giorni, Zanussi preferisce non soffermarsi sul terrorismo ma esprimere la sua opinione più globale. “L’Europa ha varie facce – afferma –. Con alcune sono solidale, altre non le capisco perché frivole e irresponsabili. Quelle che non ammettono che cosa l’Europa ha creato e quale è il suo merito durante gli anni dello sviluppo. Questi annullano il nostro successo. Siamo un continente di un successo sorprendente e anche inspiegabile. Noi in duemila anni siamo stati artefici di un cambiamento totale. Tanti hanno sofferto, pianto, lavorato nelle miniere e oggi siamo arrivati allo stato dove anche la fame è minoritaria. Ammettendo tutti i nostri sbagli e i nostri errori, dobbiamo conservare l’orgoglio che qualcosa di straordinario l’Europa ha fatto. Credo che la nostra autocritica permanente, che fa parte del nostro successo in quanto siamo un popolo che è sempre stato critico nei confronti dei propri successi, ci abbia spinto oltre, troppo lontano, e così abbiamo perso la certezza in noi stessi, nel nostro futuro e in particolare nel nostro passato. Credo che questo passato debba essere considerato glorioso anche se abbiamo commesso moltissimi crimini”.

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