Muto d’Artista

"E' stata l'epoca del cinema puro", dice Hazanavicius del periodo senza sonoro. Che omaggia in Concorso a Cannes, tra gli applausi
15 Maggio 2011
Muto d’Artista

“Era un’idea che avevo da lungo tempo: sono convinto che i film muti siano stati l’espressione più pura, l’essenza del cinema”. Così Michel Hazanavicius spiega quale sia stata la spinta primordiale che l’ha portato a realizzare The Artist, film muto e in bianco e nero, commedia romantica ambientata a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 e incentrata su un divo immaginario del cinema (George Valentine, interpretato da un Jean Dujardin a metà strada tra Rodolfo Valentino e William Powell), caduto in disgrazia con l’avvento della rivoluzione del sonoro. Protagonista femminile del film, la brava e splendida Bérénice Béjo, figurante che proprio grazie a Valentine riesce a varcare la soglia dei Kinograph Studios e diventare in breve tempo la nuova stella del cinema parlante: “Sono Peppy Miller, mi ripetevo spesso prima di iniziare le scene”, dice la Béjo. Che per entrare maggiormente nel personaggio ha svolto una personale ricerca su “Joan Crawford, Gloria Swanson e Marlene Dietrich, delle quali avrò visto circa 150 clip su YouTube. Mentre leggevo il copione del film, poi, ho continuato a pensare a loro fino a che non sono riuscita a raggiungere la convinzione di essere ‘diventata’ la Peppy Miller dello script”.
Accolto trionfalmente dalla stampa questa mattina, The Artist sarà proiettato tra un paio d’ore per il pubblico, in Concorso.

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