Michel Franco o della libertà

Il regista messicano torna in gara a Venezia con Sundown: "Film nato da una crisi personale. Per me il cinema è fare qualcosa di vivo"
5 Settembre 2021
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Michel Franco o della libertà
Credits: TEOREMA

“Acapulco è uno dei miei posti preferiti. Ma ho smesso di andarci perché nel corso degli anni è troppo cambiata” si lamenta Michel Franco, autore di Sundown, il film con cui torna alla Mostra di Venezia un anno dopo il Gran Premio della Giuria vinto con Nuevo Orden.

“Rispetto a Nuevo Orden – spiega il regista – qui tratto la violenza in un modo diverso. Il protagonista è consapevole che ne è circondato, minacciato. Ma resta lì, si lascia andare”.

Sundown racconta gli effetti dirompenti di una scelta inaspettata. “Mi piaceva l’idea di un personaggio che è straniero in tutti i sensi. L’unica decisione che prende è quella di ribadire il diritto di separarsi dalla famiglia. Ma è una decisione che comporta dei problemi di comunicazione. Eppure lui non fa nulla di sbagliato. La domanda è: ‘chi è libero?’ In realtà nessuno è libero”.

C’è qualcosa di Camus? “Sì – spiega Franco – ma ci sono arrivato dopo. Ho scritto il film in due settimane, non avevo nessun riferimento. Sundown nasce durante una mia crisi personale. Ero con la mia fidanzata ad Acapulco, improvvisamente siamo stati fermati da dei criminali vestiti da poliziotti. Per fortuna non è successo nulla, ma mi sono fatto varie domande”.

Credits: TEOREMA

Nel ruolo del protagonista c’è Tim Roth, alla seconda collaborazione con Franco dopo Chronic. Che per la prima volta è stato ad Acapulco: “Quel posto mi faceva pensare a Dean Martin e Frank Sinatra, un mondo che non mi attrae. Poi con i racconti di Michel ho scoperto altre cose. Ma solo stando lì ti rendi conto della città. Il film rappresenta bene le sensazioni che può provocare un posto bellissimo ma scioccante. Il mio personaggio sa di essere un uomo fortunato, accetta la sua posizione, ma rivendica il diritto di scegliere”.

Nel cast anche Charlotte Gainsbourg: “È stato sconvolgente immergersi in una visione così lontana da quello che conoscevo. Ho recitato solo in una piccola parte del film, era già tutto scritto da Michel. Ho adorato lavorare con Michel e Tim in una storia così emozionante, girata in un modo incredibile”.

Conclude Franco: “Con Sundown non ho trovato tutte le risposte alle domande che mi ero posto. Adoro il mio lavoro, ho scritto la sceneggiatura per perdermi ad Acapulco. Rischioso ma volevo seguire il viaggio del personaggio. Da quando sono piccolo sono ossessionato dal lutto, per me il cinema vuol dire fare qualcosa di vivo. Il cinema riduce le mie ansie”.

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