Mi manda YouTube!

La superstar del web Willwoosh (Gugliemo Scilla) sbarca in sala: al fianco di Salemme, 10 regole per fare innamorare
14 Marzo 2012
Mi manda YouTube!

“Il web non ti protegge: insulti, ma anche “sto in ospedale per la chemio e tu mi fai ridere”. Eppure YouTube non ti tradisce, e non considero questa avventura cinematografica un nuovo inizio”. Così Guglielmo Scilla, all’anagrafe 2.0 Willwoosh, sosia smagrito di Jack Black e superstar del web italiano, con 50 video autoprodotti (registro sarcastico e nonsense) che hanno totalizzato oltre 45 milioni di visualizzazioni su YouTube. E’ lui il protagonista di 10 regole per fare innamorare, diretto da Cristiano Bortone (soggetto a quattro mani con Fausto Brizzi) e dal 16 marzo in sala con 250 copie targate Keyfilms (Lucky Red): nei panni di Marco, cerca di conquistare una bella e impossibile (Enrica Pintore), mal consigliato dal decalogo del padre (Vincenzo Salemme), chirurgo plastico e  sciupafemmine.
“Il film è nato quasi per caso – confessa Bortone – sono amico di Brizzi e insieme abbiamo pensato di prendere in giro i libri d’auto-aiuto, quelli con le “10 regole per…”. Dopo tanti film d’autore, impegnati, una commedia per questi tempi di cupezza, un film leggero sull’amore, quello che già fu di Plauto e Cyrano”. E per il ruolo di protagonista, dopo ricerche infruttuose, ha trovato Willwoosh, “sul web così pazzo, sarcastico e cattivo, con le parrucche” e, viceversa, aggiunge lo stesso Guglielmo Scilla “qui così sfigato: cercava questo, e per questo m’ha preso”.
Dalla sua, tra vita e finzione, un padre che oggi Guglielmo non sente quasi mai, e il carico ce lo mette Salemme: “Molti dei problemi della nostra società derivano da rapporti difficili tra padri e figli. Quelli degli anni ’70 padri lo sono stati poco, e le nuove generazioni pagano questo”.
Viceversa, sarebbe sbagliato mettere il digital divide tra Scilla – il suo 10 regole per fare innamorare, scritto con Alessia Pelonzi, è già un fenomeno editoriale – e Salemme: “Il successo elettronico? Fosse successo a me, che dovevo prendere il pullman… Sono felice per i ragazzi, che vivono quest’epoca così veloce. Ma – conclude Salemme – conta sempre la persona, l’anima”.

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