Messico chiama cinema

Compie 30 anni il Festival Centro Historico della capitale: protagonista il brasiliano Cao Guimaraes e tanti grandi, da Pasolini a Sokurov
13 Marzo 2014
Messico chiama cinema

Compie 30 anni il Festival Centro Histórico, una delle più importanti manifestazioni culturali del DF, capitale del México. E lo fa in grande stile. Musica, danza, teatro, arte tout court. E molto cinema, nei tanti luoghi coinvolti di questo cuore antico e pulsante della Ciudad, Plaza de la Constitución, meglio conosciuta come lo Zócalo, perno su cui far ruotare le sue lancette del tempo. Ha iniziato a scorrere da ieri, 12 marzo, quello della kermesse: giorno di inaugurazione partito col concerto al Palacio de Bellas Artes, coinvolta una “superstar” come il pianista georgiano Alexander Toradze. Dissidente, nato a Tblisi quando era ancora sotto l’URSS, fuggito in USA, è stato anche protagonista di due documentari: The Harvest of Sorrow, e Kicking The Notes The Toradze Way.
Anno di commemorazioni questo: in vista del centenario della nascita (31 marzo) di Octavio Paz, premio Nobel méxicano nel 1990 per la Letteratura, si parte con Exposición Octavio Paz y el Arte, in attesa di film e documentari su di lui in fase di post-produzione… Oltre alla grande cinematografia mondiale rappresentata da Tarkovskij (Sacrificio), Sokurov (Madre e figlio), Tarr (Il cavallo di Torino), Kiarostami (Il sapore della ciliegia), Pasolini (in vista della Pasqua, Il Vangelo secondo Matteo), si potrà conoscere meglio Cao Guimarães, artista visivo e cineasta brasiliano. Le sue installazioni e i suoi film, fra cinema sperimentale e documentario, sono stati presentati sia al Guggenheim e Tate Modern che al Sundance, Cannes, Locarno. Su di lui un’ampia scelta, dai cortometraggi ai lunghi, tra cui O Homem das Mutidões (2013), tra gli autori Edgar Allan Poe…   E la possibilità di sentirlo di persona, con la Conferencia magistral “La Fascinación”.
Imperdibile sarà il Safari a Tepito, il barrio più antico e povero del DF: “Tepito existe porque resiste”, mostrerà durante il Festival Diego Camacho ai suoi compagni di esplorazione. Viaggio che proseguirà idealmente con la serie di documentari dedicati a Città del México, che costelleranno il programma. Ciudad Merced di Pablo Martínez-Zárate sarà uno sguardo poetico sui ritmi e gli spazi di uno dei quartieri simbolo della capitale méxicana, La Merced. Mitote (caos o celebrazione nell’antica lingua náhuatl) di Eugenio Polgovsky trasformerà invece lo Zócalo in un campo di battaglia, dove nuove divinità pubblicitarie, festeggiamenti nazionalisti e i resti delle culture precolombiane rivelano il viso di un paese infuriato.
Non dimenticando Sábado Distrito Federal (Proyecto de 10 cortometrajes sobre la Ciudad de México). Stasera invece si farà la conoscenza della Calle López, una delle strade più vive e rumorose del Centro Histórico. Un progetto ambizioso dal titolo omonimo, un documentario microsociale che è anche una sinfonia urbana, costellato dai personaggi che la vivono durante la giornata. Due direttori della fotografia, qui passati alla regia, gli autori: Lisa Tillinger e Gerardo Barroso. “Sono europea – dice la Tillinger – e come tale mi ha sempre colpito come i méxicani abbiano la capacità di andare avanti, e godersi la vita, a partire dai problemi che ognuno deve affrontare”. Aggiunge Barroso: “Dobbiamo entrare più a fondo nel problema più che ignorarlo. Chiediamo a questa città di proteggerci. E ci potrà essere qualcuno che chiede qualcosa, che vorrà pulire il vetro della macchina, o chissà che. Riconosco che a tutti noi possa disturbare una cosa del genere. Ma se li considerassimo più come esseri umani e meno come statistica e fenomeno sociale, sarebbe più facile risolvere tutto questo”.

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