Menage a trois per Allen

"E' dura prendersi cura di una persona, figuriamoci due", dice Woody. A Cannes col suo quarto film europeo
19 Maggio 2008
Menage a trois per Allen

“Una storia sentimentale a tre? È già quasi un’impresa prendersi cura di una persona, figuriamoci di due!”. Niente da fare. Woody Allen non lascia intravedere morbosità rispetto al suo trittico amoreus Johansson-Bardem-Cruz, mostrato nella nuova commedia romantica Vicky Cristina Barcelona. Morbosità che, nella realtà, consiste solo in uno scambio di baci. Il regista newyorkese, che nella città natìa ha da poco iniziato le riprese di una nuova commedia sentimentale con Larry David e Patricia Clarkson, ha davvero amato l’esperienza spagnola: “Barcellona è complessa, eccitante, piena di vita. E poi mi hanno chiamato loro aiutandomi a produrre il film: perchè non dovevo andarci?”. Vicky Cristina Barcelona ha ricevuto infatti circa un milione di sostegno dalle istituzioni spagnole, scatenando a quanto pare il disappunto dei cineasti locali: “Per quanto ne so io, questo è falso”, sentenzia Allen, che ha adottato troupe e due divi maximi spagnoli, Javier Bardem e Penelope Cruz. Lei a Cannes, lui no “motivi di famiglia”, spiega Allen per giustificarne l’assenza. Scusa troppo vaga – forse – nel tentativo di sviare l’attenzione dei media da Bardem-Cruz, coppia nella vita. E infatti lei – che è maestra di “glissaggio” in tutto quanto concerne la vita privata – non cede anche se arrossisce leggermente: “Sono felice di esser tornata a lavorare con Javier dopo il nostro primo film insieme (Prosciutto prosciutto, ndr): lo trovo un attore magnifico”. In assenza di Scarlett Johansson – “impegnata in un set”, dice ancora Woody instancabile difensore dei suoi attori, presenti o assenti che siano – l’alternativa a Penelope si chiama Rebecca Hall, inglese. E di fatto protagonista vera del film, essendo Vicky: “Woody mi ha chiamata, mi ha chiesto se sapevo imitare l’accento americano. Ho risposto di sì. Mi ha detto ok”. Fine della trattativa, l’attrice era arruolata. E se per Rebecca si trattava solo dell’imitazione di una accento, per Penelope il “fattore lingua” è stato radicale: “Abbiamo recitato con la massima libertà, usando spesso le nostre parole, anche Javier ed io che non siamo madrelingua: praticamente abbiamo improvvisato basandoci sul nostro vocabolario di inglese..”. Che Woody lasciasse molta libertà ai suoi attori non è una novità: “Io rispetto il mio cast, lo lascio in totale libertà espressiva dopo aver fornito poche indicazioni. Raramente lo devo correggere. Credo che il segreto sia nella scelta degli attori giusti, fin dall’inizio”. Arte in cui l’infaticabile regista è indubbio maestro.

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