Matti da ridere

"Il politicamente scorretto di fronte a certe malattie è meglio dell'indifferenza", dice P.J. Hogan. Con l'irresistibile Mental a Roma
10 novembre 2012
Matti da ridere
Il regista P.J. Hogan

“Sono tornato in Australia perché dovevo fare un film liberamente”. Così P.J. Hogan, oggi Fuori Concorso al Festival di Roma con Mental, motiva il suo ritorno a girare in patria dopo anni di successi ottenuti negli States (da Il matrimonio del mio migliore amico a I Love Shopping): “Lì vieni assunto per fare quello che sai fare e vieni anche pagato molto bene per farlo. Il problema è che rimane però poco margine di movimento, poca libertà appunto…”. E a giudicare dal film che ha portato qui a Roma, definito tempo fa dal direttore Muller “un Mary Poppins lisergico”, P.J. Hogan ne aveva davvero bisogno: la piccola cittadina di Dolphin Heads è lo scenario che accoglie la vicenda della famiglia Moochmore, mamma Shirley (Rebecca Gibney) sull’orlo di un esaurimento nervoso, padre (Anthony LaPaglia) sindaco assente e fedifrago, figlie (cinque) tutte più o meno convinte di essere, ognuna a suo modo, fuori di testa. A rimettere le cose “a posto” ci penserà una babysitter autostoppista con pitbull al seguito, anticonformista e tosta, irresistibile e sì, lei sì, pazza da legare (Toni Collette).
“Solo a 25 anni ho capito che la mia era una famiglia disfunzionale e con il mio primo film, Le nozze di Muriel, riuscii ad esprimere in parte questa cosa”, dice ancora il regista, che svela quanto Mental sia per certi versi ancora più autobiografico: “Quando avevo 12 anni mia madre ebbe un esaurimento e venne ricoverata. Mio padre, proprio come avviene nel film, per difendere la sua posizione politica ci disse che era andata in vacanza e che quella sarebbe stata la versione dei fatti da dare al mondo. Con noi non sapeva davvero cosa fare, e quindi l’idea migliore che ebbe fu quella di caricare un’autostoppista con il cane per farle fare la babysitter: nel film si chiama Shaz, come la nostra, e Toni Collette quando sentì la storia anni fa mi disse che se mai avessi fatto il film avrebbe voluto interpretarla a tutti i costi. Shaz era pazza davvero, però di lei ricordo ancora quello che mi disse, ‘è meglio essere la pecora nera che una semplice pecora’”.
Ma si può ridere della malattia mentale? “Ho una sorella schizofrenica, un fratello bipolare e due figli autistici – racconta P.J. Hogan – e volevo che Mental fosse una commedia perché se si riesce a sorridere di fronte a queste cose credo sia comunque meglio dell’indifferenza. Ed essere politicamente scorretti è meglio, perché il contrario prevede il non parlarne affatto…”. Ed è un film, Mental, che del “politicamente scorretto” fa la sua bandiera (l’apoteosi è nel finale letteralmente liberatorio ed “infiammabile”…), come nella sequenza in cui il pitbull di Shaz cerca di “inquadrare” Doris, collezionista maniacale di bambole e sorella maggiore di Shirley, interpretata da Caroline Goodall: “Uno dei migliori personaggi di sempre, è orrenda – dice ridendo l’attrice -. È meraviglioso per un’attrice poter interpretare ruoli così, senza alcuna possibilità di riscatto”. “Non conosco nessun’altra attrice che avrebbe interpretato quella scena con il cane in macchina… – dice di lei il regista, per poi chiederle: “Avevi un pezzettino di pollo, vero, per convincere il cane a rifare quella scena altre quindici volte? E pensare che era la signora Schindler nel film di Spielberg…”.

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