Martone, ecco il mio Sindaco

"Un film di grande attualità perché incentrato sull'assunzione della responsabilità individuale", dice il regista. Che porta il "rione Sanità" di De Filippo in gara a Venezia76
Martone, ecco il mio Sindaco
Mario Martone - Foto Karen Di Paola

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Mentre giravo ogni tanto dicevo: facciamo questo film tra Cassavetes e Mario Merola”. Sorride Mario Martone spiegando come ha approcciato la trasposizione cinematografica e temporale de Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo, primo film italiano a sfilare quest’anno nel concorso principale della Mostra del Cinema di Venezia.

Un film, sottolinea il regista, di grande attualità perché incentrato “come il testo di Eduardo sull’assunzione della responsabilità individuale. E in questo momento storico – aggiunge – c’è bisogno più che mai che ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

Il sindaco del Rione Sanità

La storia “nella sua impalcatura drammaturgica è molto fedele al testo di De Filippo”. Il protagonista Antonio Barracano (interpretato da Francesco Di Leva), uomo d’onore che sa distinguere tra gente per bene e gente carogna, è Il Sindaco’ del Rione Sanità.

Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico Fabio Della Ragione (Roberto De Francesco) amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti.

“Chi ‘tiene santi’ va in Paradiso e chi non ne ha va da Don Antonio, questa è la regola”. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello (Salvatore Presutto), il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre Arturo (Massimiliano Gallo), Don Antonio riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi.

Il cambiamento fondamentale rispetto ad Eduardo è stato suggerito al regista proprio dall’attualità: “Il Sindaco di Eduardo De Filippo, Antonio Barracano, è un uomo di settantacinque anni, il mio ne ha la metà, trentotto. Perché oggi i boss sono giovanissimi. Questo consente di mettere il grande testo di Eduardo alla prova della contemporaneità e di leggerlo come nuovo. Non aspettatevi le illusioni del vecchio Barracano nato nell’Ottocento, che ancora consentivano di tracciare dei confini morali: qui affiora un’umanità feroce, ambigua e dolente, nella quale il bene e il male si confrontano in ogni personaggio e le due città di cui sempre si parla a Napoli, quella legalitaria e quella criminale, si scontrano in una partita sorprendente”.

A chi gli chiede con quali intenzioni abbia pensato alla regia cinematografica, Martone risponde: “Ci sono tantissimi film nella storia del cinema che mettono in scena in maniera fedele il teatro, da Polanski a Fassbinder, da Orson Welles a Kurosawa. Il rapporto tra cinema e teatro funziona quando il teatro lo si conosce o lo si rispetta. A mio avviso non funziona quando lo si vuole ricomporre senza rispettare struttura drammaturgica. Sono d’accordo con quello che diceva Rossellini: ‘La macchina da presa è una forchetta, il punto è cosa porti alle labbra’…”.

Francesco Di Leva, protagonista nei panni del ‘sindaco’ Barracano già nella versione teatrale di Martone, confessa un’ispirazione insospettabile: “È accaduta una cosa particolare. Analizzando il testo nato tra il ’59 e il ’60, sono andato a vedere cosa accadeva in quegli anni ed ho trovato che Che Guevara iniziava la sua rivoluzione a Cuba e Muhammad Ali vinceva le Olimpiadi a Roma. Ho iniziato allora a leggere il testo pensando ad Ali, la sua forza, la sua arroganza, il suo suono, il rap. Così un giorno mi sono presentato in tuta, con il cappuccio della felpa in testa e ho iniziato a fare gli addominali. Pensando proprio di essere un pugile”.

Per Massimiliano Gallo, che è Arturo Santaniello tanto nel film quanto nella versione teatrale di Martone (“ed è – spiega Martone – l’antagonista vero di Barracano che gli getta in faccia la sua onestà, come a volerlo umiliare ma da questo gesto scaturiscono conseguenze molto complesse”) l’attualizzazione del testo “è stata semplice”, “perché Eduardo parla di temi universali come la famiglia, il senso del dovere, il senso di colpa, la vendetta. Tutti temi – aggiunge – che ci hanno aiutato a fare un percorso attoriale senza pensare che era un testo di 60 anni fa, perché appunto sono temi che non passeranno mai di moda. Abbiamo fatto un grande lavoro sul testo, che con Edoardo in scena quasi veniva offuscato dalla sua presenza. Così ci siamo accorti di parole bellissime. Il nostro lavoro è stato facilitato dalla grandezza del testo”.

Roberto De Francesco (il dottore), uno dei pochi interpreti del film che non erano anche nella versione teatrale confessa: “Il mio timone è stato proprio una frase di Eduardo sul teatro, ‘Se cerchi la forma trovi la morte, se cerchi la vita trovi la forma’. Quindi mi sono messo in presa diretta sui sentimenti”.

Il film di Martone, coprodotto da Indigo Film e rai Cinema e distribuito da Nexo Digital, avrà solo un’uscita evento al cinema di tre giorni, il 30 settembre e l’1 e 2 ottobre.

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