Mario Monicelli Show

"Manoel de Oliveira è la mia più grande ossessione: speriamo scompaia!", dice il 93enne regista. Tra ironia e arguzia, un ciclone al Lido
30 Agosto 2008
Mario Monicelli Show
© Pino Settanni – Luce Cinecittà

“Manoel de Oliveira? E’ la mia più grande ossessione. E’ più bravo, più vecchio e più svelto di me, non a caso nasce al circo equestre. Come dissi a Ciprì e Maresco, non vedo l’ora che scompaia…”. E’ un ciclone di arguzia, ironia e simpatia il 93enne Mario Monicelli, al Lido con il cortometraggio fuori concorso Vicino al Colosseo c’è Monti, dedicato al rione di Roma dove vive da 25 anni. “Una semplice annotazione, neanche un racconto, infatti è a mia cura, non si tratta di una regia. Ho ritratto a Monti – afferma Monicelli – con una serie di immagini affastellate, libere, senza la volontà di dire qualcosa a tutti i costi. Ho evitato di riprendere gli archi, l’impero e il barocco: non se ne può più. Ci vuole leggerezza, mai approfondire:  tutto deve essere superficiale, si conoscono meglio le cose”. “Anche nelle opere migliori di letteratura, cinema, danza – prosegue il regista – si può sempre tagliare qualcosa. In ogni caso, non faccio più lungometraggi: come diceva la canzone, non ho l’età”.
Incontrando i giornalisti, Monicelli sbuffa all’idea di scegliere il preferito tra i tanti attori diretti in 65 film, poi taglia corto, facendo i nomi di Sordi, Gassman e Vitti, mentre tra i suoi titoli prediletti cita L’armata Brancaleone e La grande guerra, per poi confessare di “non ricordarmi di com’è Toh è morta la nonna (in cartellone al Lido nella retrospettiva Questi fantasmi, NdR), salvo che è un film sbagliato, ma che mi sono divertito a girare”.
Sui quattro italiani in concorso, scelta che ha sollevato le critiche del settimanale tedesco Der Spiegel, “dipende dalla qualità: se sono buoni film, non sono troppi. Vedremo alla fine, comunque per almeno due di questi registi mi sento di mettere la mano sul fuoco: non fanno film solo per intrattenere, ma perché hanno cose da dire”.
Incalzato dai grionalisti, Monicelli ritorna poi sul mancato Leone d’oro a Buongiorno, notte di Marco Bellocchio nel 2003, quando era presidente di giuria alla Mostra: “Non sono affatto pentito della mia scelta. Comunque, sono stato alla sua scuola di cinema a Bobbio per una settimana, e ho mangiato molto bene: Marco non ha assolutamente il dente avvelenato. Per i grandi, non esistono gelosie né risentimenti”.
Da ultimo, il regista dispensa pessimismo sulla situazione politico-culturale italiana: “Siamo una penisola alla deriva nel Mediterraneo: speriamo di non naufragare. Il problema? La generazione successiva a quella che ha ricostruito l’Italia dopo il fascismo ha deciso di farla finita con i sacrifici e di divertirsi, e basta. La corruzione nasce lì”.

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