Mare dentro

Nauta è un film sul sogno", dice Guido Pappadà. Che debutta in regia alla ricerca della perfetta armonia tra uomo e natura
27 Maggio 2011
Mare dentro

Nauta è essenzialmente un film sul sogno, ma anche una metafora delle nostre aspirazioni”. Con queste parole il regista napoletano Guido Pappadà, apre la conferenza stampa di presentazione di Nauta, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 3 giugno e verrà distribuito in dieci copie da Iris Film.
La pellicola, opera prima del regista partenopeo, è interamente girata su una barca a vela e racconta la ricerca della perfetta armonia tra Uomo e Natura attraverso un viaggio di una spedizione di cinque persone, capitanati da un antropologo e professore universitario, sullo sfondo dell’Italia dei primi anni ’90.
“L’idea di girare questo film”, prosegue Pappadà, “è nata anche dai fatti di cronaca che stanno travolgendo la mia città, Napoli,in cui il problema dei rifiuti fa percepire la realtà come senza futuro. Per questo sono voluto partire da una storia con una struttura fiabesca per riflettere su temi attuali come l’inquinamento, ma anche universali come i rapporti umani e l’amore”.
Vera protagonista di questo film è la natura, in particolare il mare: “Vivo in una città attaccata al mare, che considero la più grande autostrada del pianeta. L’ho voluto rappresentare con toni caldi e profondi, con colori come il blu e l’oro, che sono predominanti e anche accentuati, proprio per rendere questa dimensione onirica. Mentre molte scene, come le notte stellate, sono state ritoccate grazie alle tecniche di computer grafica”.
Un film “on the road” con finale romantico, che appare leggero proprio per le atmosfere che evoca, ma costato molto al regista: “E’ stata una sfida girare in barca a vela, sia per gli spazi così ridotti, sia per le attrezzature. Per fortuna grazie alle camere digitali siamo riusciti nel nostro intento.” Sforzi messi in luce anche da Massimo Andrei, che ricopre il ruolo del marinaio Max ed è co- sceneggiatore: “La stesura della sceneggiatura ha richiesto tempo, come la post-produzione. Ci interessava raccontare le storie di cinque personaggi facendo fare ad ognuno di loro un percorso personale, partendo dall’idea dei moderni reality-show”. E di catarsi parla anche il protagonista David Coco: “E’ un film decisamente in controtendenza che esprime la volontà e di utilizzare il viaggio come la possibilità catartica di ognuno di noi di rimettersi in contatto con noi stessi”.

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