Malick, una vita nascosta

Il regista texano presente alla proiezione ufficiale, al solito assente alla conferenza. I due attori August Diehl e Valerie Pachner parlano di A Hidden Life, in concorso a Cannes
Malick, una vita nascosta
A Hidden Life

A Hidden Life. Sullo schermo la vita nascosta è quella di Franz Jägerstätter, contadino e sacrestano di Radegund (che all’inizio del progetto era anche il titolo del film), paesino austriaco, che allo scoppio della seconda guerra mondiale rifiutò di giurare fedeltà a Hitler e di arruolarsi per gli scontri armati, consapevole del destino che gli sarebbe toccato in sorte, ovvero la morte.

Ma la vita nascosta, da sempre, è anche quella di Terrence Malick, regista texano restio alle apparizioni pubbliche e alla concessione di interviste, che torna in concorso a Cannes otto anni dopo la Palma d’Oro vinta con The Tree of Life.

Torna, realmente, perché ha accompagnato il film alla premiere mondiale in Sala Lumière, ma – naturalmente – si è ben guardato di presenziare l’incontro stampa di questa mattina.

C’erano i due attori protagonisti però, August Diehl, che interpreta Jägerstätter, e Valerie Pachner, che nel film è Fani, la moglie di lui.

August Diehl in A Hidden Life

“Non è un film sull’eroismo, ma sulla scelta privata e intima fatta da un uomo. Per questo credo che sia un’opera incentrata su qualcosa di invisibile, di spirituale”, dice l’attore, che per prepararsi alla parte – su consiglio dello stesso Malick – ha letto molti libri di filosofia: “Franz è una persona che sceglie coraggiosamente di dire di no, e lo fa sulla base di una scelta dettata dal sentimento, non dalla politica. È una cosa rara anche nel mondo di oggi, per questo credo che il film sia molto importante se relazionato agli eventi attuali, dovremmo riflettere sulla possibilità di opporci all’ascesa dei vari estremismi in Europa”.

Valerie Pachner in A Hidden Life

Riflessione sul libero arbitrio e sulla coscienza, il film ha richiesto ben tre anni in fase di postproduzione, ma sul set “quasi abbiamo dimenticato di lavorare con Malick, abbiamo improvvisato molto. Capitava che lui vedesse qualcosa e noi lo seguivamo”, racconta Valerie Pachner, che a proposito dell’essenza di A Hidden Life aggiunge: “Vedendo il film ieri sera ho pensato che fossimo tutti uguali, in fondo come si dice anche in un momento della pellicola il sole splende sia per il bene che per il male”.

Bisogna solo scegliere da che parte stare. Anche a costo di pagarne le conseguenze più tragiche.

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